Analisi Architetturale e Organizzativa del Sistema Residenziale e Semiresidenziale nel Lazio: Il Ruolo e le Mansioni dell'Assistente Sociale
1. Introduzione: L'Evoluzione del Sistema Welfare e l'Integrazione Sociosanitaria nel Lazio
Il panorama demografico, epidemiologico e sociologico della Regione Lazio, in stretta e ineludibile aderenza con le tendenze strutturali che investono l'intero territorio nazionale ed europeo, ha subito profonde e irreversibili trasformazioni nel corso degli ultimi decenni. Tali mutamenti sono stati caratterizzati in primis da un progressivo e marcato invecchiamento della popolazione residente, fenomeno che porta con sé un conseguente e logico incremento esponenziale delle patologie cronico-degenerative, delle demenze e delle condizioni di non autosufficienza multifattoriale. Questo mutamento strutturale della piramide demografica ha imposto alle amministrazioni pubbliche e agli enti di programmazione una revisione radicale dei tradizionali modelli di welfare state, spingendo le istituzioni a superare la storica e disfunzionale frammentazione tra gli interventi puramente sanitari e le prestazioni di natura squisitamente socio-assistenziale.La Legge Regionale 10 agosto 2016, n. 11, recante le disposizioni per il "Sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali della Regione Lazio", ha rappresentato in questo complesso scenario uno snodo normativo ed epistemologico cruciale.
Tale impianto legislativo ha recepito, seppur con un notevole scarto temporale, i principi fondanti della Legge quadro nazionale 328/2000, promuovendo un approccio olistico e integrato alla cura della persona, incardinato sui principi di sussidiarietà, universalità ed equità. L'obiettivo programmatico primario è divenuto quello di assicurare servizi di qualità in tutti i territori, sviluppando un sistema di welfare locale caratterizzato da una distribuzione razionale dei servizi essenziali in modo omogeneo, superando le storiche asimmetrie tra le aree metropolitane e le province periferiche.All'interno di questo ecosistema in continua evoluzione e riorganizzazione, le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) e i Centri Diurni si configurano inequivocabilmente come i pilastri portanti della rete di offerta territoriale sociosanitaria. Tali strutture sono state concepite, normate e finanziate per garantire una risposta graduata, flessibile e direttamente proporzionale al reale bisogno assistenziale del cittadino, estendendo la presa in carico dal semplice mantenimento delle capacità residue e dalla prevenzione del decadimento, fino alla gestione complessa delle fasi post-acute, estensive e terminali della malattia.
Le strutture residenziali e semiresidenziali moderne non operano più, quantomeno sotto il profilo degli indirizzi normativi, come entità isolate o "silos" istituzionalizzanti e segreganti, bensì sono organicamente inserite in una rete interconnessa che prevede percorsi fluidi di continuità assistenziale tra i reparti per acuti dell'ospedale, i servizi distrettuali del territorio e il domicilio del paziente.In questa complessa e stratificata architettura organizzativa, la figura professionale dell'Assistente Sociale ha assunto un'importanza nevralgica, multidimensionale e strategica. Lungi dall'essere rilegato al ruolo di mero esecutore di pratiche amministrative o erogatore di sussidi, l'Assistente Sociale moderno operante nella Regione Lazio si è evoluto in un vero e proprio "case manager" clinico-sociale, un abile tessitore di reti comunitarie, un facilitatore di percorsi di cura e un garante inossidabile dei diritti inalienabili dell'utenza fragile.
La sua presenza è rigidamente normata e attivamente richiesta non solo a livello di governance distrettuale e di Ufficio di Piano, ma anche all'interno delle dotazioni organiche delle singole strutture residenziali e semiresidenziali. I compiti ascritti a tale figura spaziano dalla conduzione della valutazione multidimensionale (UVM) alla stesura ingegnerizzata dei Piani di Assistenza Individualizzati (PAI), fino al delicato coordinamento dei percorsi di dimissione protetta, alla gestione dei conflitti intrafamiliari e all'advocacy per l'inclusione sociale.Il presente rapporto di ricerca si prefigge lo scopo di analizzare in modo esaustivo, dettagliato e critico il quadro normativo di riferimento, i modelli organizzativo-gestionali, i rigorosi requisiti di accreditamento e gli standard operativi delle RSA e dei Centri Diurni nel territorio del Lazio.
Attraverso questa disamina, verrà posta una lente di ingrandimento specifica sulle mansioni dirette e indirette, sui requisiti accademico-professionali e sull'impatto strategico che l'Assistente Sociale genera nel garantire l'efficacia, l'umanizzazione e l'equità dell'intero sistema sociosanitario regionale.
2. L'Inquadramento Normativo e l'Evoluzione dei Requisiti di Accreditamento nel Lazio
La disciplina delle strutture residenziali e semiresidenziali nella Regione Lazio non si poggia su un unico testo di legge, ma è il risultato di una complessa stratificazione normativa decennale. Questo impianto giuridico distingue in maniera molto netta e procedurale la fase primaria di "autorizzazione all'apertura e al funzionamento" dalla successiva e più selettiva fase di "accreditamento istituzionale". Mentre l'autorizzazione è l'atto che garantisce la sussistenza dei requisiti minimi strutturali, impiantistici e di sicurezza per poter legittimamente operare sul mercato, l'accreditamento certifica il possesso di standard superiori di qualità clinico-assistenziale, e costituisce la condizione sine qua non affinché la struttura possa erogare prestazioni in nome e per conto del Servizio Sanitario Regionale (SSR) o percepire la compartecipazione alla spesa da parte degli enti locali.2.1 Le Procedure di Autorizzazione: L'Impianto delle DGR 1304/2004 e 1305/2004L'impianto autorizzativo primario per i servizi di natura prettamente socio-assistenziale è incardinato nella Legge Regionale 41/2003, la quale ha demandato alla Giunta Regionale il compito di definire i parametri esecutivi, puntualmente declinati attraverso due pilastri normativi: la DGR 1304/2004 e la DGR 1305/2004.La Deliberazione della Giunta Regionale n. 1304 del 23 dicembre 2004 definisce con meticolosa precisione i requisiti per l'apertura e il funzionamento di una pletora di strutture territoriali, tra cui spiccano le mense sociali, i servizi per l'accoglienza notturna, i presidi di pronto intervento assistenziale e, in modo particolare e preponderante per la rete territoriale, i Centri Diurni.
La coeva e complementare DGR 1305/2004 regola invece nel dettaglio l'autorizzazione per le strutture a ciclo residenziale e semiresidenziale dedicate a target specifici di vulnerabilità, segnatamente minori, persone con disabilità fisiche e psichiche, e anziani. Tali normative dettano parametri inequivocabili riguardanti la conformazione degli spazi fisici, il rigoroso superamento delle barriere architettoniche, i volumi cubi minimi per ospite e le dotazioni impiantistiche necessarie. In base a queste disposizioni, nel caso di immobili sottoposti a vincoli storico-artistici ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio, i comuni competenti mantengono la prerogativa di consentire soluzioni strutturali in deroga ai requisiti standard previsti, a condizione inderogabile che venga comunque garantita la piena funzionalità e la totale efficienza dei servizi in rapporto alle specifiche esigenze di mobilità e sicurezza degli ospiti accolti.Parallelamente, per quanto attiene la regolamentazione delle strutture a più elevata e complessa integrazione sanitaria, quali le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), il testo di riferimento fondamentale nella Regione Lazio è costituito dal Decreto del Commissario ad Acta U0008 dell'ottobre 2011, unitamente alle sue successive modificazioni ed integrazioni.
Questo corpus normativo approva e consolida i "Requisiti minimi autorizzativi per l'esercizio delle attività sanitarie e socio sanitarie". Un elemento di estrema rilevanza per le professioni d'aiuto contenuto in questo decreto è l'imposizione dell'obbligo di disporre di spazi architettonici esplicitamente dedicati alle équipe multidisciplinari. Il decreto stabilisce espressamente, a pena di diniego dell'autorizzazione, che ogni struttura debba prevedere "un locale per colloqui con il personale (psicologo, assistente sociale etc.)", riconoscendo e codificando così, a livello di layout strutturale, la valenza imprescindibile del supporto psicosociale, relazionale e di counseling, affiancandolo pariteticamente a quello strettamente medico e infermieristico. Oltre al locale per i colloqui, l'area generale di supporto deve imperativamente includere uno spazio idoneo per le relazioni con il pubblico, un locale per le riunioni d'équipe, e servizi strutturati per l'assistenza religiosa, garantendo un approccio realmente olistico alla persona.2.2 Il Salto di Qualità: La Filosofia dell'Accreditamento secondo la DGR 130/2018Se l'autorizzazione di base si limita a certificare l'idoneità fisica, igienica e urbanistica dei luoghi di cura, l'accreditamento mira a valutare, garantire e monitorare la qualità clinica, la stabilità organizzativa e l'umanizzazione del servizio offerto all'utenza.
Con l'emanazione della Deliberazione di Giunta Regionale n. 130 del 27 febbraio 2018 (e nello specifico attraverso le prescrizioni contenute nel suo Allegato A), la Regione Lazio ha delineato un set di criteri di eccellenza estremamente sfidanti per tutte le strutture residenziali e semiresidenziali operanti nel settore socio-assistenziale. Tale disciplina rappresenta un'innovazione filosofica e procedurale profonda, in quanto introduce indicatori orientati non più solo all'output quantitativo, ma al benessere organizzativo, alla tutela giuslavoristica dei dipendenti e alla valutazione partecipativa e democratica del servizio da parte degli stessi ospiti.L'analisi approfondita della DGR 130/2018 rivela tre direttrici fondamentali e indissolubili in materia di innalzamento della qualità assistenziale:La prima direttrice riguarda la Qualità e la Stabilità del Lavoro.
La letteratura scientifica di settore dimostra inequivocabilmente come il fenomeno del turnover continuo del personale generi una frammentazione nociva delle relazioni terapeutiche tra operatori e pazienti, disorientando l'utenza fragile. Per contrastare questa precarietà endemica, l'accreditamento laziale richiede che l'attività sia saldamente impostata sulla stabilità: almeno il 50% del personale in servizio nella struttura deve essere inquadrato in pianta organica come titolare di contratti a tempo indeterminato, stipulati nel rigoroso e inappuntabile rispetto dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) di categoria. Inoltre, il modello organizzativo gestionale non può essere verticistico, ma deve essere intimamente imperniato sul lavoro d'équipe. È fatto obbligo al responsabile della struttura di calendarizzare riunioni di confronto, programmazione e verifica con una frequenza quantomeno mensile; tali briefing periodici sono considerati strumenti essenziali per la calibrazione e il monitoraggio dei Piani Personalizzati di Assistenza, nonché per la costante valutazione e risoluzione delle criticità inerenti al clima relazionale e lavorativo all'interno del nucleo operativo.La seconda direttrice si focalizza sull'imposizione di Elevati Standard di Formazione ed Esperienza per i professionisti.
Il personale educativo, sociale e sociosanitario (inclusi Educatori Professionali, Assistenti Sociali e Operatori Socio-Sanitari - OSS) non può limitarsi all'esibizione del solo titolo di studio di base. Per ottenere e mantenere lo status di ente accreditato, la struttura deve dimostrare che almeno il 50% delle figure professionali operanti al suo interno possieda e comprovi un'esperienza pregressa sul campo di almeno due anni, maturata specificamente nello stesso ambito del target di utenza della struttura (ad esempio, un educatore in una comunità per minori deve aver già lavorato nel settore minorile). Vi è, altresì, un obbligo perentorio per tutto il personale di partecipare attivamente a programmi di aggiornamento continui per un monte ore annuo che non può essere inferiore a 30 ore. Tale formazione deve essere focalizzata in maniera mirata sulle tematiche cliniche, relazionali e normative relative all'area di utenza servita e, soprattutto, sulle metodiche per favorire l'integrazione interprofessionale e l'interoperabilità sociosanitaria.La terza direttrice, forse la più innovativa sotto il profilo sociologico, inerisce alla Partecipazione e al Benessere degli Ospiti.
Le nuove direttive normative impongono che le strutture abbandonino in via definitiva qualsiasi retaggio o logica di natura reclusiva o meramente custodialistica, dovendo piuttosto garantire condizioni di vita dignitose che approssimino, per quanto oggettivamente possibile, le dinamiche e il calore di un contesto domestico e familiare. Questo paradigma implica una massimizzazione della flessibilità negli orari di visita, garantendo una costante permeabilità della struttura con l'ambiente esterno al fine di tutelare, incoraggiare e preservare i legami primari con familiari e reti amicali. Dal punto di vista della vita quotidiana, vengono imposti standard di igiene inderogabili (come la somministrazione di docce complete almeno due volte alla settimana, la pulizia quotidiana minuziosa degli ambienti e il cambio regolare della biancheria). Inoltre, per contrastare l'apatia e la sindrome da allettamento, nelle strutture destinate ad anziani e disabili è prescritta l'organizzazione di attività fisica quotidiana per un minimo di 30 minuti, congiuntamente ad almeno un'ora giornaliera dedicata ad attività di animazione e socializzazione strutturata.
A corollario dell'integrazione sociale, sono espressamente richieste almeno due uscite mensili a carattere ricreativo-culturale (quali visite a cinema, musei, teatri o parchi), compatibilmente con le condizioni cliniche.
Infine, le strutture hanno l'obbligo di dotarsi di procedure trasparenti, democratiche e accessibili (come l'istituzione di bacheche informative, la programmazione di riunioni periodiche tra direzione e familiari, e la predisposizione di apposite procedure per l'inoltro dei reclami) che consentano agli ospiti, ai loro tutori e alle famiglie di formulare rilievi, suggerimenti e proposte concrete per il miglioramento continuo della qualità del servizio erogato.Dimensione della Qualità (DGR 130/2018 Lazio)Parametro Scientifico/Amministrativo Richiesto per l'AccreditamentoStabilità del Rapporto di LavoroÈ mandatorio che un minimo del 50% di tutto il personale dipendente in servizio sia assunto con regolare contratto a tempo indeterminato, in conformità ai CCNL.Competenza ed Esperienza SpecificaÈ richiesto che almeno il 50% dell'intero staff sociosanitario ed educativo possa comprovare formalmente un'esperienza pregressa >2 anni nel settore specifico dell'utenza accolta.Formazione e Aggiornamento ContinuoObbligo inderogabile di formazione continua: minimo 30 ore annue certificate per ogni singolo operatore.Organizzazione e Lavoro di ÉquipeImposizione di riunioni, briefing e debriefing multidisciplinari coordinati dalla direzione con cadenza quantomeno mensile.Integrazione, Socializzazione e ReteEsecuzione documentata di un minimo di 2 uscite a carattere ricreativo/culturale al mese (esclusi i target con restrizioni cliniche severe); garanzia di massima flessibilità degli accessi per le reti familiari.
3. Tipologia, Livelli Prestazionali e Ingegneria Organizzativa delle RSA nel Lazio
Nel perimetro regionale del Lazio, l'offerta macroscopica di assistenza in regime residenziale non è strutturata in maniera omogenea o indifferenziata, ma è sapientemente stratificata in base all'intensità del bisogno sanitario, riabilitativo e sociale espresso dalla specifica utenza. Questa diversificazione viene classificata attraverso codici alfanumerici istituzionalizzati che definiscono non solo la vocazione clinica della struttura, ma impongono il minutaggio assistenziale obbligatorio, i requisiti quali-quantitativi dello staff e, conseguentemente, l'assorbimento delle risorse finanziarie pubbliche.
Le RSA regionali accolgono tipicamente anziani in stato di gravissima non autosufficienza, soggetti affetti da stadi avanzati di demenza senile (inclusa la Malattia di Alzheimer), e persone adulte con disabilità patologiche severe di natura genetica, traumatica o neurologica che, a causa del loro ineludibile carico assistenziale (caregiver burden), non possono più essere in alcun modo gestite a domicilio o nei reparti ospedalieri per acuti.L'analisi del fabbisogno regionale italiano, come evidenziato da dati storici di settore, pone il Lazio di fronte a sfide logistiche imponenti; sebbene regioni settentrionali come la Lombardia registrino volumi assoluti di posti letto e di fabbisogno stimato estremamente elevati (superando ampiamente le 80.000 unità), il Lazio deve governare una domanda che oltrepassa agilmente le decine di migliaia di posti letto (con fabbisogni stimati superiori alle 42.000 unità in ottica previsionale), posizionandosi in un quadrante di altissima pressione sulla rete dei servizi, con un rapporto di posti letto necessari che si aggira intorno a una media di oltre 40 per ogni 1.000 anziani ultrasessantacinquenni.3.1 La Classificazione Tassonomica dei Livelli Prestazionali: R1, R2, R3 e le Strutture RiabilitativeLa normativa laziale, attraverso i decreti commissariali (e.g., U0008/2011), divide in maniera chirurgica l'impegno assistenziale e terapeutico nelle RSA in specifiche fasce di intensità:I livelli prestazionali codificati come R1, R2, unitamente al modulo R2D (specifico per le demenze con severi disturbi del comportamento e dell'affettività che richiedono un contenitore ambientale protesico), si configurano sul piano operativo come unità a "elevata integrazione sanitaria" o di "cure intensive ed estensive".
L'utenza di questi moduli è costituita precipuamente da persone che versano in condizioni di elevatissima non autosufficienza e che presentano un forte, e a volte fatale, rischio di instabilità clinica. Si tratta di pazienti portatori di patologie croniche evolutive in fase di riacutizzazione o di soggetti dimessi dai reparti ospedalieri che necessitano di trattamenti di riabilitazione post-acuzie di natura complessa. Nei moduli di tipo R1, a titolo esemplificativo, la normativa impone un'assistenza infermieristica altamente strutturata a copertura totale delle 24 ore e una presenza medica di nucleo particolarmente incisiva. Il parametro di minutaggio, inteso come il tempo dedicato all'assistenza diretta per ciascun paziente nell'arco della giornata, è estremamente stringente: per garantire gli standard di sicurezza e cura, l'erogazione nel modulo R1 richiede mediamente una presenza medica dedicata pari a 300 minuti/die per nucleo operativo, congiuntamente a un valore di assistenza globale dedicata alla persona (che cumula l'intervento di Operatori Tecnici Addetti all'Assistenza, Operatori Socio Sanitari, Terapisti della Riabilitazione e Infermieri) che deve inderogabilmente superare i 210 minuti medi pro-capite al giorno; di questi, almeno 90 minuti devono essere assorbiti da mansioni strettamente infermieristiche.
Le dinamiche per i moduli R2, seppur leggermente inferiori per acuzie medica (prevedendo circa 160 minuti/die di assistenza medica per intero nucleo), mantengono elevatissimi standard riabilitativi e di monitoraggio neurologico.A un livello diametralmente differente si posiziona il livello R3 (Unità di Cure Residenziali di Mantenimento). A differenza dei moduli ad alta valenza sanitaria, il livello R3 è incentrato concettualmente ed operativamente sui "trattamenti sanitari di lungoassistenza a forte rilevanza sociale". In questo setting, la necessità di tutela sanitaria in senso stretto (intesa come interventi medici d'urgenza o infermieristici complessi) è formalmente definita come "bassa". L'intervento terapeutico è primariamente e fiduciosamente rivolto al recupero, ove possibile, e al mantenimento funzionale delle residue abilità motorie e cognitive, al rallentamento progressivo del decadimento psico-fisico, offrendo parallelamente un vitale e insostituibile intervento di sollievo strutturale per i caregiver familiari, spesso logorati da anni di assistenza domestica ininterrotta.
Qui, l'elemento di natura sociale e psicosociale assume una centralità strategica preponderante. Le prestazioni erogate costituiscono un mix calibrato di interventi professionali di natura medica, infermieristica (infermiere h 8) e riabilitativa, con una massiccia e programmata iniezione di "attività di socializzazione e animazione", essenziali per preservare la dignità e la qualità della vita residua della persona istituzionalizzata. Negli standard assistenziali italiani di riferimento, il livello R3 prevede un'assistenza globale superiore ai 100 minuti die/persona, di cui oltre 20 minuti di assistenza infermieristica dedicata.All'interno di questo ecosistema si inseriscono anche le strutture propriamente riabilitative (disciplinate da normative specifiche come la DGR 424/2006 per il Lazio), le quali prevedono l'articolazione di équipe multidisciplinari intensive ed estensive.
In tali contesti, la normativa impone esplicitamente un "rapporto 1:3" e l'inquadramento organico di un "assistente sociale part-time", figura fondamentale per coadiuvare il medico fisiatra, lo psicologo consulente e il neurologo nella costruzione di un progetto di vita che traguardi il rientro al domicilio del paziente mieloleso o cerebroleso, garantendo la preventiva informazione e il training partecipativo della famiglia.Livello Prestazionale RSAFabbisogno Primario dell'UtenzaStandard di Minutaggio Assistenziale (Dati Mediani/Regionali)Focus Operativo e Obiettivi dell'Équipe Multidisciplinare
Schema dei Livelli Prestazionali RSA
- Livello R1 — Elevata valenza sanitaria, necessità di terapia intensiva o sub-intensiva sociosanitaria. Assistenza globale pro-capite > 210 min/die. Quota specificamente infermieristica > 90 min/die. Stabilizzazione dei parametri clinici vitali, erogazione di cure palliative, gestione avanzata dei supporti vitali.
- Livello R2 / R2D — Cure Estensive, gestione post-acuzie complesse e demenze severe in fase acuta. Assistenza medica dedicata: 160 min/die per intero nucleo. Altissima presenza di personale della riabilitazione. Recupero motorio intensivo, stabilizzazione neurologica, gestione comportamentale nelle demenze gravi con necessità di tutela ambientale protesica.
- Livello R3 — Lungoassistenza, cronicità stabilizzata, cure di mantenimento a forte impatto sociale. Parametri sociali massicci. Assistenza globale > 100 min/die, con infermieristica h 8 e assistenza medica modulata (es. 80 min/die per nucleo). Rallentamento della curva di decadimento cognitivo/funzionale, intensa promozione della socializzazione, animazione strutturata, incremento del benessere relazionale.
4. La Rete Semiresidenziale: I Centri Diurni come Dispositivi di Emancipazione Territoriale e Sollievo Familiare
Il sistema dei Centri Diurni (CD) nella Regione Lazio si smarca nettamente dalle logiche e dalle rigidità delle strutture residenziali (RSA) in virtù della sua intrinseca apertura osmotica verso la comunità locale e per la temporalità definita e limitata dell'accoglienza. La frequenza è tipicamente organizzata a ciclo diurno, garantendo il funzionamento per un minimo contrattuale di sette ore giornaliere, solitamente spalmate su cinque giorni alla settimana e per non meno di dieci mesi all'anno, con flessibilità e deroghe giustificate per motivate esigenze organizzative avallate dal comune competente. Secondo l'elegante architettura definitoria delineata dalla L.R. 41/2003 e dalle successive e minuziose specificazioni attuative (DGR 1304/2004), il Centro Diurno si concettualizza come una "struttura polivalente, di sostegno, di socializzazione, di aggregazione o di recupero di tipo aperto, rivolta alla generalità degli utenti".A differenza delle dinamiche innescate dall'ospedalizzazione prolungata o della degenza a tempo indeterminato in RSA, il telos, ovvero l'obiettivo teleologico primario del Centro Diurno, è permettere alla persona fragile (sia essa un minore a rischio di devianza, una persona con disabilità psicofisica, un anziano vulnerabile o un paziente psichiatrico) di rimanere profondamente radicata nel proprio contesto familiare, sociale e ambientale, erigendo un baluardo istituzionale contro la precoce e spesso traumatica istituzionalizzazione totale.
Contemporaneamente e parallelamente, la struttura fornisce una vitale "finestra di sollievo" (nota in letteratura anglosassone come respite care) indispensabile ai caregiver informali e ai nuclei familiari, scongiurandone l'altrimenti inevitabile esaurimento psico-fisico (burnout) derivante dalle gravose mansioni di accudimento ininterrotto.4.1 Classificazione Fenomenologica e Tipologie Operative dei Centri DiurniLa profonda e ineliminabile differenziazione clinica e sociale dell'utenza impone l'adozione di modelli operativi, paradigmi riabilitativi e impieghi professionali profondamente eterogenei tra le diverse declinazioni di Centro Diurno:In prima istanza troviamo i Centri Diurni per Persone con Disabilità. Queste strutture accolgono individui in età adulta, d'ambo i sessi, certificati in situazione di handicap grave ai sensi dell'art. 3, comma 3, della Legge 104/92, caratterizzati da un grado di autonomia considerevolmente ridotto o parzialmente non autosufficienti.
Le procedure di inserimento in tali centri non sono discrezionali, ma sono proceduralizzate e rigorosamente regolate dalla stesura di graduatorie pubbliche (spesso a valenza annuale, indette dai Consorzi dei Comuni o dalle ASL) che ponderano attraverso algoritmi valutativi la gravità clinica e funzionale del soggetto, la criticità della situazione socio-familiare, l'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) e il fattore anagrafico, accordando solitamente la precedenza ai giovani adulti che hanno appena concluso il percorso scolastico-formativo dell'obbligo e che non abbiano ancora superato la soglia geriatrica dei 60 anni di età. Le attività educative e riabilitative all'interno del centro sono metodicamente e minuziosamente organizzate sotto forma di "laboratori" differenziati sia per contenuti tematici che per obiettivi pedagogici (spaziando da laboratori di ceramica e arteterapia, all'informatica, fino alla cura dell'orto e alla psicomotricità).
Per garantire un approccio altamente individualizzato e prevenire il sovraffollamento cognitivo, la normativa laziale impone che i gruppi di lavoro siano composti da un numero massimo di 10 utenti. Per ogni singolo laboratorio è normata e richiesta la presenza simultanea di figure professionali specifiche e proporzionate; in particolare, il rapporto impone la presenza di almeno 1 Operatore Socio Sanitario (OSS) per ogni laboratorio attivato, in costante affiancamento al personale educativo, per garantire un'adeguata assistenza igienico-sanitaria e il supporto materiale di base.Un secondo e cruciale filone è rappresentato dai Centri Diurni Alzheimer (CDA). Dal punto di vista epidemiologico e organizzativo, la Regione Lazio mostra una peculiarità statistica di enorme interesse a livello di panorama nazionale: rispetto al resto d'Italia, in cui prevalgono ampiamente i Centri Diurni Integrati (CDI) multipatologici (presenti nel 64,8% dei casi nazionali), nel Lazio si registra una fortissima e spiccata prevalenza di Centri Diurni Alzheimer specifici ed esclusivi, che rappresentano il 100% dell'offerta dedicata a tale patologia e costituiscono il 57,5% dei centri semiresidenziali totali dell'area.
Tali strutture ospitano in via esclusiva pazienti affetti da demenza senile in stadi moderati e severi (livello di cura SRD - Prestazioni Semiresidenziali Demenze). L'accoglienza di questa delicatissima utenza richiede requisiti strutturali e architettonici rigidissimi e altamente ingegnerizzati, noti nella letteratura scientifica geriatrica come ambienti "protesici". Gli spazi interni, e in particolar modo i giardini e gli spazi esterni di pertinenza, devono essere completamente privi di qualsiasi barriera architettonica o ostacolo visivo, e devono obbligatoriamente prevedere la realizzazione di vialetti circolari ininterrotti (definiti wandering paths) sicuri, finalizzati a consentire la deambulazione afinalistica e compulsiva (il wandering, per l'appunto) che rappresenta uno dei sintomi comportamentali primari e più stressanti della patologia di Alzheimer.
Gli arredi, la tinteggiatura delle pareti e l'illuminazione sono scientificamente studiati per minimizzare l'effetto ombra e non generare illusioni ottiche, disorientamento topografico o agitazione psicomotoria nell'ospite.Infine, l'ecosistema si completa con la capillare presenza dei Centri Diurni per Anziani (comunemente definiti Centri Anziani). Pur condividendo la nomenclatura normativa di Centri Diurni, queste realtà hanno natura, finalità socio-aggregative e modelli gestionali profondamente distanti dal paradigma sanitario o riabilitativo. Essi sono rivolti ad anziani per lo più totalmente o parzialmente autosufficienti, che abbiano compiuto il cinquantacinquesimo anno di età (con la possibilità di accogliere quote residuali di over 50 per favorire lo scambio intergenerazionale). La genesi e l'istituzione di un Centro Anziani nel Lazio necessita di un'esplicita delibera amministrativa consiliare o di giunta comunale, che ne motivi e giustifichi razionalmente il bisogno territoriale su una specifica frazione o quartiere, e ne autorizzi l'allocazione in immobili idonei.
La caratteristica cardine, ideologica e fondativa del Centro Anziani laziale è l'autogestione partecipativa e la democrazia interna: secondo i principi sanciti dall'ONU e recepiti dalla normativa regionale, gli utenti non vengono considerati come passivi fruitori di un servizio calato dall'alto, ma divengono "soci" a tutti gli effetti, riunendosi in assemblea per programmare attivamente e democraticamente le attività culturali, ricreative, turistiche e di cittadinanza attiva, operando in strettissimo collegamento osmotico con il Servizio Sociale del Comune e in costante integrazione con le agenzie culturali del territorio (come biblioteche e teatri). In questo ecosistema virtuoso, l'anziano si trasforma da portatore di un bisogno puramente assistenziale a vera e propria "risorsa" inestimabile per la comunità, incarnando i più alti ideali dell'invecchiamento attivo e della solidarietà sociale.4.2 La Sostenibilità del Sistema e la Contribuzione Economica nei Centri DiurniL'accesso continuativo ai Centri Diurni, in particolare per i disabili e gli anziani fragili, è procedimentalizzato e contabilmente integrato all'interno dei complessi bilanci municipali, distrettuali e consortili.
Come evidenziato in modo cristallino dai regolamenti tipo diffusi nel Lazio (quale, ad esempio, il rigoroso regolamento adottato dal Consorzio per i Servizi Sociali AIPES), l'utenza e i relativi nuclei familiari sono tenuti, a titolo di compartecipazione ai costi di gestione, alla corresponsione di una quota mensile di contribuzione parametrata secondo principi di equità fiscale e progressività.Il calcolo della tariffazione si basa rigorosamente sulla presentazione dell'Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) e si articola in scaglioni crescenti, che spaziano dalla totale esenzione e gratuità del servizio per i nuclei che versano in condizioni di povertà assoluta (con ISEE inferiore a 5.000 euro), fino a quote di partecipazione mensile più sostenute, commisurate proporzionalmente ai redditi del ceto medio e medio-alto. Questa architettura tariffaria garantisce, in primis, la sostenibilità economica e finanziaria del modello assistenziale per gli enti locali e, in secundis, l'inviolabile universalità d'accesso e di cura per le fasce più indigenti ed emarginate della cittadinanza.Fascia Reddituale di Riferimento (Valore ISEE in Euro)Costo Mensile di Compartecipazione al Servizio del Centro Diurno (Esempio Modello Tariffario AIPES Lazio) A. Da 0,00 a 5.000,00 €Servizio Esente (Totalmente a carico dell'Ente Pubblico)B. Da 5.000,01 a 8.000,00 €20,00 € / mensiliC.
Da 8.000,01 a 11.000,00 €30,00 € / mensiliD. Da 11.000,01 a 15.000,00 €40,00 € / mensiliE. Da 15.000,01 a 18.000,00 €50,00 € / mensiliF. Da 18.000,01 a 21.000,00 €60,00 € / mensiliG. Oltre i 21.000,00 €(Quota massima predefinita o calcolo a costo intero del servizio secondo regolamento comunale)
5. Il Ruolo Strategico, i Requisiti Accademici e le Mansioni Clinico-Amministrative dell'Assistente Sociale
Alla luce dell'intricata, multiforme e sfidante complessità clinica e burocratica sopra ampiamente descritta, la figura delineata dal Servizio Sociale Professionale costituisce senza tema di smentita il baricentro e il motore immobile della reale integrazione sociosanitaria, fungendo da indispensabile cerniera di congiunzione tra l'asse strettamente sanitario-ospedaliero e l'asse sociale-comunitario. Nelle dotazioni standardizzate a livello regionale, per assicurare le adeguate risposte in un contesto residenziale assistenziale medio, si rileva la necessità organizzativa della presenza di almeno "1 assistente sociale (18 ore/settimana suddivise in 3 accessi minimi)", una quota oraria progettata per istruire le consulenze, redigere i piani e mantenere vivo il network.
Il ruolo dell'Assistente Sociale all'interno, a latere e al vertice delle strutture residenziali e semiresidenziali assume declinazioni molteplici e finemente stratificate, che incrociano in modo indissolubile il management aziendale, la clinica sociale, il supporto psicologico indiretto e il macro-coordinamento territoriale di area vasta.5.1 Il Ruolo Dirigenziale: L'Assistente Sociale nella Veste di Responsabile di StrutturaIl quadro giuridico e le stringenti norme sull'accreditamento emanate dalla Regione Lazio, con particolare riferimento all'Allegato A della DGR 130/2018, non solo auspicano, ma consentono esplicitamente e favoriscono che la Direzione esecutiva, gestionale e il coordinamento generale delle strutture socio-assistenziali e sociosanitarie siano affidati a personale dotato di altissima formazione specifica nel campo umanistico, pedagogico e, in maniera preminente, nell'ambito disciplinare del servizio sociale.Tuttavia, il requisito fondamentale e inderogabile per poter lecitamente rivestire il prestigioso e oneroso incarico di Responsabile di Struttura non si limita al mero possesso asettico del diploma di laurea, bensì impone vincoli esperienziali, temporali e curriculari rigorosissimi, calibrati sul livello accademico raggiunto dal professionista: Se il professionista candidato alla direzione è in possesso della Laurea Magistrale o Specialistica (di secondo livello) appartenente alle classi disciplinari dell'area sociale o psicologica, la norma richiede categoricamente un'esperienza documentata e pregressa di almeno 2 anni sul campo, maturata specificamente e in modo inequivocabile nell'area dell'utenza che la struttura andrà a gestire (ad esempio, per dirigere un centro per disabili, sono necessari due anni di lavoro pregresso accertato nel campo della disabilità).
Qualora il professionista sia invece in possesso della sola Laurea Triennale (di primo livello), titolo accademico che consente fisiologicamente l'iscrizione all'Albo degli Assistenti Sociali nella sezione B, i parametri si irrigidiscono ulteriormente: la norma esige una comprovata, documentata e continuativa esperienza lavorativa di base pari ad almeno 4 anni nel medesimo e specifico settore d'intervento socio-assistenziale. Se in possesso unicamente di diploma di scuola superiore, l'asticella si innalza a 6 anni di esperienza di cui almeno 2 con ruoli di responsabilità accertati.Questi rigidi parametri selettivi, uniti indissolubilmente al persistente obbligo di ottemperare alla formazione continua specifica (30 ore annue), sono stati ingegnerizzati dal legislatore regionale con l'intento esplicito di impedire radicalmente la nomina di direttori e responsabili di estrazione meramente amministrativa o burocratica, garantendo così all'utenza e alle istituzioni una direzione dotata di una tangibile, profonda e verificabile competenza "sul campo".
Nell'esercizio delle funzioni di questa delicata veste dirigenziale, l'Assistente Sociale governa l'intero ecosistema della struttura: coordina metodicamente il lavoro della vasta équipe multidisciplinare, amministra e valorizza le complesse risorse umane a disposizione (organizzando, presiedendo e verbalizzando le riunioni collegiali periodiche con cadenza mensile), monitora costantemente il livello di stress e valuta clinicamente il clima lavorativo interno per prevenire crolli emotivi dello staff. Parallelamente, agisce formalmente e giuridicamente da interfaccia legale, contabile e amministrativa con l'Ufficio di Piano distrettuale e con l'apparato delle ASL per la rendicontazione dei flussi finanziari.5.2 L'Architettura della Valutazione Multidimensionale (UVM) e l'Ingegneria della Progettazione PAIIl paradigma clinico e sociale del Lazio impone che, sia nella fase di valutazione preliminare per l'accesso ai posti letto delle RSA, sia per l'inserimento formale nelle attività dei Centri Diurni, il singolo cittadino portatore di fragilità non venga mai valutato o "etichettato" unicamente sulla base della cartella clinica o su aridi parametri anatomo-patologici.
L'intero processo di ammissione e di studio del caso avviene attraverso uno strumento diagnostico integrato, olistico e profondamente articolato noto come Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM), o Unità di Valutazione Geriatrica/SVAMA nei protocolli focalizzati in maniera specifica sulla popolazione anziana. La convocazione e la deliberazione di questo consesso plurale risultano obbligatorie per legge al fine di definire la congruità dell'inserimento residenziale in regime di RSA o per incanalare e progettare l'accesso ai Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS).All'interno dell'organigramma dell'UVM (che aggrega la presenza irrinunciabile del medico geriatra, del medico di medicina generale del paziente e della figura infermieristica), per "componente sociale" dell'équipe si deve intendere, per preciso mandato normativo e di indirizzo regionale, la figura dell'Assistente Sociale.
Tale professionista può essere direttamente designato dai Comuni afferenti al Distretto sociosanitario competente, oppure può appartenere organicamente all'azienda sanitaria (ASL) territoriale.Il mandato epistemologico e il compito specifico dell'Assistente Sociale in questa delicatissima e prognostica fase di pre-ricovero consistono nell'analizzare chirurgicamente i "fattori di vulnerabilità del nucleo" familiare e nel ponderare scientificamente le "risorse e i fattori ambientali di sostegno presenti" nel tessuto micro-sociale del paziente. L'Assistente Sociale non indaga il sintomo medico, bensì valuta con occhio esperto la tenuta psicologica e logistica della rete familiare, misura il grado di isolamento sociale del nucleo, ispeziona (laddove possibile) o acquisisce informazioni inoppugnabili sulla reale situazione abitativa e sulle barriere architettoniche presenti al domicilio, compiendo infine una capillare decodifica delle risorse reddituali e patrimoniali disponibili, avvalendosi dell'indicatore ISEE.
Sulla base di questo ponderoso e stratificato "Quadro di analisi" approfondito – che la normativa sui LEPS definisce come l'opportunità fondamentale per una conoscenza a 360 gradi in presenza di bisogni complessi – l'équipe procede a redigere e validare il Piano di Assistenza Individualizzato (PAI).
Il PAI non è un mero documento formale, ma costituisce il vero e proprio contratto clinico, pedagogico e assistenziale che guiderà pedissequamente tutto il periodo di degenza del soggetto o la sua permanenza programmatica nel Centro Diurno, definendone gli obiettivi clinici, sociali, relazionali e protesici a breve, medio e lungo termine, indicando la precisa tempistica e prefigurando sin dal primo istante gli scenari per un eventuale rientro a domicilio.5.3 Il Controllo Indipendente di Qualità, l'Advocacy e la Tutela Assoluta dei Diritti dell'OspiteUna funzione cardine, spesso misconosciuta al grande pubblico ma resa formalmente obbligatoria, vincolante e pesantemente ispettiva dalle avanzate norme di accreditamento varate dalla Regione Lazio, è il ruolo che l'Assistente Sociale territoriale è chiamato a svolgere in qualità di ente terzo, garante imparziale e verificatore della qualità reale e percepita del servizio erogato all'interno delle strutture.La dirompente prescrizione contenuta nella DGR 130/2018 stabilisce che la "Relazione annuale degli ospiti" – intesa come quel questionario formale o documento narrativo autografo in cui i pazienti, o i loro legali rappresentanti in caso di decadimento cognitivo, esprimono senza filtri il loro intimo grado di soddisfazione o denunciano apertamente gravi disservizi, abusi o carenze alimentari e relazionali – non debba e non possa in alcun caso essere raccolta, visionata o pre-filtrata dalla direzione aziendale o dallo staff operativo della struttura.
Per evitare condizionamenti, censure o ritorsioni, tale documentazione sensibile deve essere ritirata fisicamente e direttamente "in busta chiusa e sigillata" unicamente dalle mani dell'Assistente Sociale afferente al servizio sociale territoriale competente. Tale meccanismo eleva l'Assistente Sociale a perno della trasparenza istituzionale, affidandogli la delicatissima decodifica di eventuali segnali di allarme.La legislazione regionale si dimostra ulteriormente severa e impone un protocollo ispettivo ancora più protettivo e penetrante quando l'utenza presa in esame coinvolge i segmenti anagraficamente e psicologicamente più esposti e fragili della popolazione istituzionalizzata. Per quanto concerne i minori temporaneamente inseriti in comunità residenziali terapeutiche o in case famiglia a seguito di allontanamenti disposti dal Tribunale per i Minorenni, la normativa sancisce che non è ritenuta metodologicamente sufficiente l'acquisizione di una fredda relazione scritta.
Al contrario, l'Assistente Sociale territoriale ha il gravoso dovere deontologico e l'obbligo di legge inderogabile di espletare periodici e approfonditi "colloqui riservati" vis-à-vis con ciascun minore accolto. Tali indagini conoscitive devono cadenzarsi con una periodicità quantomeno semestrale e devono imperativamente aver luogo in assenza degli operatori di struttura e della direzione, al fine precipuo di permettere al professionista di sondare in totale libertà psicologica l'animo del ragazzo, di cogliere direttamente e precocemente le fenomenologie di eventuali disagi inespressi, di far emergere l'ombra di maltrattamenti fisici o psicologici sommersi e, più in generale, di certificare l'adeguatezza, la liceità e il buon andamento del complessivo progetto educativo in atto.
Analogamente a quanto previsto per l'ambito minorile, l'Assistente Sociale esercita il proprio acume professionale anche per monitorare meticolosamente i progressi, le regressioni o gli stalli nell'andamento dei progetti di empowerment nei complessi percorsi residenziali dedicati alle donne in momentanea difficoltà e alle madri vittime di violenza domestica, richiedendo e analizzando le relazioni di autovalutazione semestrali previste per l'ospite.5.4 L'Arte del Counseling Sistemico, il Potenziamento della Rete Famigliare e il Segretariato AttivoAll'interno dell'operatività quotidiana dei Centri Diurni per persone con gravi e plurime disabilità e nelle corsie delle strutture RSA di livello R3 (le quali, come abbiamo ampiamente analizzato, possiedono una formidabile connotazione e vocazione eminentemente sociale e di mantenimento), il lavoro clinico dell'Assistente Sociale di struttura si orienta costantemente e strategicamente verso un obiettivo vitale: rafforzare, consolidare e alimentare l'argine della "resilienza" del sistema famiglia.In profonda, continua e sinergica simbiosi con la figura dello psicologo, l'Assistente Sociale si fa carico di istituire e coordinare attivamente un efficiente sportello di segretariato sociale interno all'ente erogatore.
Questa funzione non si esaurisce nell'ascolto compassionevole, ma si traduce nel pilotare e istruire concretamente i parenti dell'ospite attraverso i meandri labirintici e spesso ostili della burocrazia amministrativa e giuridica. Il professionista redige relazioni e guida le famiglie nell'istruttoria delle complesse pratiche legali necessarie per l'ottenimento e la nomina formale dell'Amministratore di Sostegno, ai sensi della Legge 6/2004, passaggio obbligato e delicatissimo per tutelare i patrimoni e le volontà del paziente colpito da demenza o coma. Egli istruisce capillarmente i dossier clinici per inoltrare telematicamente all'INPS le richieste di revisione e aggravamento per il riconoscimento dell'invalidità civile e dell'indennità di accompagnamento.Sotto un profilo prettamente relazionale e sociologico, l'Assistente Sociale assume su di sé l'onere organizzativo di gestire l'orientamento dei caregiver esausti verso le reti di supporto comunitarie, incoraggiando la loro partecipazione ai gruppi di mutuo-aiuto, mettendoli in connessione fiduciaria con le associazioni di settore e facilitando fluidamente la complessa comunicazione con le frammentate istituzioni pubbliche e private operanti sul territorio.
Nei Centri Diurni, in ossequio alle direttive partecipative, il professionista sociale organizza, convoca e presiede formalmente gli organi rappresentativi, come l'istituzionalizzato Comitato di Partecipazione dei familiari (organismo formato solitamente da un consesso di tre a cinque rappresentanti eletti che si relaziona istituzionalmente con l'ente gestore e i comuni). Mediante questo lavoro di raccordo, l'Assistente Sociale destruttura il senso di impotenza e isolamento della famiglia, strutturando al contempo spazi di dialogo istituzionalizzati per raccogliere criticità organizzative e tramutarle in correttivi progettuali.
6. Il Nodo Cruciale dell'Integrazione Ospedale-Territorio: Ingegnerizzare i Percorsi di Continuità e le Dimissioni Protette
Una delle frontiere clinico-organizzative maggiormente critiche, politicamente sensibili e proceduralmente complesse nell'attuale, stressato panorama del welfare sociosanitario laziale riguarda il fatidico e delicato momento del raccordo transizionale tra il ricovero nel reparto ospedaliero per l'acuzie medica e la conseguente presa in carico territoriale. In questo esatto momento storico, l'Assistente Sociale cessa di essere un mero erogatore di servizi e assume le vesti di un problem solver sistemico di vitale rilevanza e di un case manager ad alta intensità. Le cronache sanitarie e i dati ufficiali dimostrano come il drammatico sovraffollamento che paralizza cronicamente i Pronto Soccorso metropolitani del Lazio e i paradossali e costosissimi ritardi nelle dimissioni dai reparti (il noto fenomeno internazionale del "boarding" o, in letteratura, dei "bed blockers") derivino spessissimo, e in percentuale maggioritaria, non da irrisolte problematiche clinico-sanitarie, bensì dalla presenza di insormontabili ostacoli di natura squisitamente logistica, architettonica e sociale.6.1 Rimodellare l'Integrazione attraverso il Governo della Centrale Operativa Territoriale (COT)L'anziano fragile e multicronico, ricoverato in elezione o in urgenza per la riduzione chirurgica di una frattura del collo del femore, e che vede concludersi la prima, intensiva fase acuta ospedaliera e riabilitativa, ma che sventuratamente vive totalmente da solo, percependo una pensione minima e risiedendo al quarto piano di uno stabile periferico sprovvisto di ascensore, non può in alcun modo essere dimesso e riconsegnato al suo domicilio originario in assenza di una robusta impalcatura di supporto.
Procedere con una dismissione burocratica e non pianificata significherebbe esporre il paziente a una letale negligenza istituzionale, che si tradurrebbe inevitabilmente e in tempi brevissimi in un precipitoso aggravamento delle condizioni cliniche, in un catastrofico infortunio domestico o, nella migliore delle ipotesi, in un immediato, costosissimo e reiterato reingresso in Pronto Soccorso per abbandono terapeutico.Al fine di prevenire e governare scientificamente e umanamente questa impressionante complessità bio-psico-sociale, la Regione Lazio ha adottato, istituzionalizzato e finanziato rigidi protocolli vincolanti di Continuità Ospedale-Territorio. Tali iter procedurali sono strutturati odiernamente e primariamente attraverso l'architettura delle Centrali Operative Territoriali (le cosiddette COT e i nuclei NuCOT), la cui implementazione è capillarmente regolamentata e finanziata dai Piani di Zona Distrettuali in rigorosa conformità alle riforme delineate dal DM 77/2022 (il decreto per la riforma dell'assistenza territoriale).Il costrutto della COT assume, all'interno di questa complessa geografia istituzionale, una pregnante e direzionale "funzione di governo delle attività di presa in carico", superando l'obsoleto modello a compartimenti stagni e imponendo l'integrazione obbligatoria e simultanea di differenti figure apicali e operative: i medici, gli infermieri di famiglia e comunità (ICM) e, naturalmente e preponderantemente per gli aspetti legati al contesto di vita materiale, gli Assistenti Sociali.
Il percorso codificato di "Dimissione Protetta" non è più considerato una concessione benevola o un atto di carità, ma assume a tutti gli effetti il rango costituzionale di un LEA (Livello Essenziale di Assistenza) di natura strettamente sanitaria, ma incardinato e reso possibile da una fortissima, assoluta e dirimente incidenza dei LEPS (Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali) e dell'azione dei servizi comunali di prossimità.6.2 L'Azione Tempestiva e Interventista dell'Assistente Sociale nel Procedimento di Dimissione ProtettaAll'interno dell'articolata équipe di continuità assistenziale, l'Assistente Sociale (che può afferire organicamente all'Azienda Sanitaria Ospedaliera, agendo come nucleo di raccordo, oppure appartenere all'organico del Servizio Sociale del Comune di residenza del paziente o all'Ufficio del Distretto sanitario) viene allertato dal reparto e interviene in regime di urgenza.
Il professionista procede a valutare a tutto tondo il caso sociale innescando l'iter attraverso la compilazione istruttoria di una dettagliata "scheda di segnalazione e di valutazione multidimensionale per l'attivazione", documento che mappa la gravità del deficit, la prognosi, le carenze ambientali e la disponibilità delle reti formali e informali.Qualora, a seguito dell'ispezione ambientale o del colloquio anamnestico-sociale, il rientro immediato e in sicurezza del degente al proprio domicilio dovesse risultare assolutamente impraticabile e pregiudizievole per l'incolumità dello stesso – a causa della manifesta e documentata inadeguatezza logistica e di cura della rete familiare, per la sussistenza di un estremo degrado abitativo, per la totale mancanza di mezzi economici di sussistenza o per il burnout irreversibile dell'anziano coniuge convivente (fattori di rischio ponderati, valutati e verbalizzati minuziosamente dal Servizio Sociale in stretto e franco accordo programmatico con la famiglia ) – l'Assistente Sociale agisce tempestivamente e in parallelo su due differenti fronti operativi istituzionali:Da una parte, si adopererà per ingegnerizzare un Inserimento Residenziale Temporaneo in Strutture di Cure Intermedie o in RSA.
In questo scenario, l'Assistente interroga e analizza le liste d'attesa distrettuali (gestite spesso in via telematica), valuta la congruità clinica e l'idoneità del livello assistenziale e, soprattutto, si fa carico in prima persona di avviare, velocizzare e facilitare l'intricato iter procedurale e amministrativo, curando la valutazione e la raccolta delle istruttorie economiche per la compartecipazione da parte del bilancio del Comune di residenza (acquisendo ed elaborando i moduli ISEE e interfacciandosi con le tesorerie e l'anagrafe). Questo permette di convogliare fluidamente e in pochissimi giorni il paziente verso posti letto disponibili, idonei e accreditati all'interno della rete delle RSA con classificazione R2 o R3, assicurando in tal modo la predisposizione di un setting ambientale e relazionale perfettamente adatto e proporzionato alla fase cruciale di stabilizzazione clinica, consolidamento ortopedico e recupero neuro-funzionale, allontanando lo spettro dell'abbandono al domicilio.In alternativa e congiuntamente, l'Assistente Sociale progetta e persegue la fondamentale Attivazione di Modelli Domiciliari Integrati (come il SAD - Servizio di Assistenza Domiciliare o l'ADI - Assistenza Domiciliare Integrata).
Il professionista del Servizio Sociale si interfaccia proattivamente e assertivamente con la complessa infrastruttura amministrativa del territorio, predisponendo e orchestrando urgenti interventi di ingegneria olistica ambientale e protesica; avvia l'istruttoria rapida per la fornitura e il collaudo al domicilio di letti ortopedici, sollevatori e carrozzine, istruisce la richiesta per l'erogazione dei presidi per l'incontinenza o, nei casi complessi, coordina i passaggi burocratici per l'attivazione della NAD (Nutrizione Artificiale Domiciliare). Al contempo, mobilita celermente la forza lavoro dei Servizi di Assistenza Domiciliare, incaricando le cooperative e gli Enti del Terzo Settore formalmente accreditati presso il relativo albo municipale.
È di palmare importanza sottolineare che le rigorose, istituzionalizzate e codificate procedure di Dimissione Protetta varate dalla Regione permettono, assai sovente e per esplicita previsione normativa derogatoria, un'immissione preferenziale, accelerata e bypassante le ordinarie liste d'attesa (in gergo aziendale definita "corsia fast-track") proprio all'interno degli ambiti dei circuiti di assistenza domiciliare SAD e ADI; questo meccanismo giuridico e amministrativo vitale serve per eludere le rigidità letali e scongiurare in modo risolutivo i paralizzanti e gravosi colli di bottiglia amministrativi post-ospedalieri che finirebbero per inchiodare il paziente a letto per settimane in attesa di banali autorizzazioni burocratiche.All'interno dell'articolato framework dei protocolli operativi della Regione Lazio, gli stretti, fiduciari e quotidiani accordi interistituzionali stipulati tra i primari dei reparti clinici ospedalieri, i coordinatori delle UDI (Unità di Degenza Infermieristica e Sub-intensiva) e i quadri dirigenziali tecnici e politici degli "assessorati sociali dei municipi" si configurano e si palesano dunque, nella dura prassi clinica giornaliera, non come mere declamazioni retoriche, ma come congegni meccanici e meccanismi vitali, irrinunciabili di pura "interoperabilità".
Essi costituiscono l'unica e formidabile chiave di volta concettuale e procedurale a disposizione delle istituzioni della res publica per risolvere le disperate situazioni sociali e personali degli "intrasferibili", dei "pazienti non dismettibili" (identificati crudamente nei trial internazionali come i soggetti clinicamente pronti, ma logisticamente bloccati), traguardando una reale liberazione del posto letto per acuti unicamente tramite l'adozione preventiva di una rigorosa, attenta e lungimirante decodifica sociologica dei bisogni inespressi e la progettazione, costruzione e ingegnerizzazione di una salda, diffusa e fittissima rete solidale di tutele esterne, materiali ed emotive al di fuori delle mura nosocomiali.7. L'Architettura di Governance: Il Ruolo del Distretto Territoriale e il Prestigio del Coordinatore Socio-SanitarioNella macrostruttura verticistica, complessa e policentrica che caratterizza l'amministrazione, il management e l'operatività quotidiana della ASL (Azienda Sanitaria Locale) laziale, il Distretto Sociosanitario incarna e rappresenta fisicamente e concettualmente l'organo tecnico, direzionale e preposto per l'eccellenza assoluta a realizzare, cementare e mantenere l'integrazione di area vasta con il frastagliato arcipelago dei molteplici Comuni del territorio.
Le vitali sinergie politico-istituzionali e tecnico-operative che si snodano a livello territoriale non vengono lasciate al caso, al volontarismo dei singoli o alla libera e imprevedibile contrattazione, bensì prendono forma istituzionale, contabile e giuridica inderogabile unicamente all'interno della cornice degli Accordi di Programma vincolanti e, soprattutto, nella pianificazione, stipula, implementazione e verifica ispettiva dei Piani Sociali di Zona.Una figura direzionale di altissimo profilo, fortemente innovativa e di assoluta cerniera progettuale e valoriale prevista dall'architettura laziale è incarnata dal ruolo del Coordinatore Socio-Sanitario (CSS) di Distretto.
Istituito con lungimiranti Atti d'indirizzo e deliberazioni approvate dalla giunta regionale in materia di autonomia aziendale già nel lontano marzo del 2007 (una genesi storica assai anticipatrice rispetto ai tempi e alle lentezze di adeguamento di altri quadranti del welfare nazionale), il CSS ha ricevuto in dote dalle normative il precipuo, vasto ed onerosissimo mandato di costituire un ponte solidissimo e percorribile nei due sensi di marcia tra la rigidità fredda dell'area strettamente ed esclusivamente clinico-medica ospedaliera e la sfaccettata, complessa e multiforme rete territoriale e domiciliare dei servizi dedicati alla gestione della cronicità, all'accudimento delle gravi disabilità acquisite e genetiche,
e alla tutela, riabilitazione e inclusione lavorativa dei complessi casi della salute mentale e delle patologie afferenti alle neuropsichiatrie infantili e dell'età evolutiva.Successive, chiarificatrici e perentorie circolari e note esplicative a integrazione delle normative originali (come quelle formalmente diramate nell'aprile del medesimo anno) hanno cristallizzato, specificato e normato, per sciogliere ogni dubbio interpretativo a livello dei vertici aziendali sanitari, come questa cruciale posizione apicale e nevralgica debba e possa essere proficuamente ricoperta "di norma" da un funzionario inquadrato nel profilo dell'Assistente Sociale munito di notevole bagaglio esperienziale sul campo (seppur le norme precisino che l'incarico contrattuale in sé non comporti l'assunzione dello status contrattuale e dei pieni poteri di un direttore primario di UOC – Unità Operativa Complessa, bensì inquadrandolo come responsabile in capo alla direzione, organizzazione e supervisione di una UOS dipartimentale o di un preziosissimo coordinamento orizzontale di alta staffetta tecnica).Questa precisa predilezione, delineata a livello legislativo ed esecutivo dalla Regione per la professione assistenziale sociale, riconosce in modo implicito, ma istituzionalmente intrinseco, plateale e statutario, che le esclusive doti che necessitano a chi siede a quel tavolo, ovvero l'impareggiabile capacità olistica di lettura macro-sociale dei profondi bisogni psico-relazionali, economici, strutturali e patologici della comunità residente e complessa,
unitamente alla fondamentale e radicata conoscenza geografica, demografica, finanziaria e procedurale della reale capacità di resistenza, erogazione, reazione e contrazione del tessuto dei servizi dei Comuni, dei consorzi, nonché del vastissimo e ramificato mondo solidaristico del Terzo Settore accreditato, costituiscano senza dubbio un immenso patrimonio metodologico, disciplinare, etico e cognitivo che ricade specificatamente, ontologicamente e univocamente nel campo accademico, nel dominio professionale consolidato e nelle specifiche esclusive mansioni della complessa professione assistenziale sociale.
8. Le Dinamiche Organizzative, il Contenzioso Amministrativo e l'Enigma della Sostenibilità Finanziaria
Un'analisi macroscopica e compiutamente esaustiva, per non scivolare nella fallacia dell'elusione delle criticità di sistema del welfare concernente il massiccio apparato gestionale del sistema delle strutture residenziali assistite (RSA R1-R2-R3), delle riabilitazioni estensive convenzionate, dei nuclei per demenze e Alzheimer e del frastagliato mondo dei vari Centri Diurni per handicap grave e aggregazione anziani, non può prescindere in alcun modo né esimersi in maniera assolutoria da una rigida, puntuale e laica disamina delle profonde, vischiose e spesso conflittuali e inesauribili implicazioni burocratico-amministrative, gius-contabili e di equilibrio di bilancio contabile e contrattuale. L'inserimento improcrastinabile e indifferibile, ad esempio, di un cittadino anziano non più autosufficiente, privo della possibilità di deambulazione e necessitante di monitoraggio infermieristico continuativo in una RSA specificamente accreditata al livello R3, ovvero l'istruzione rapida e la conseguente iscrizione, previa stesura delle graduatorie e analisi SVAMA, di un giovane adulto gravemente menomato dopo un evento di tipo traumatico all'interno delle liste rigide di attesa di un Centro Diurno per terapie abilitative intensive per portatori di disabilità grave ai sensi della L.104/92, non produce i propri potenti e risolutivi effetti benefici e stabilizzanti nel vuoto cosmico, senza incontrare ostacoli.
Questa virtuosa azione di immissione nel ciclo di cure protette ha un costo elevatissimo innescando, a cascata, come un poderoso e formidabile effetto domino, un imponente, gravoso e prolungato ciclo e sequela inesauribile di estenuanti, complesse e assai farraginose procedure informatiche e istruttorie cartacee amministrative.
Tali atti autorizzativi, propedeutici e vincolanti per definire minuziosamente gli importi percentuali fissi della cosiddetta "compartecipazione sociale alla spesa pubblica sanitaria e assistenziale", non sono affatto decisioni prese in maniera arbitraria, autonoma, discrezionale o verticistica da parte della direzione dell'ente privato accreditato, del fornitore locale dei pasti, del singolo e operoso assistente sociale isolato del reparto, ma risultano essenzialmente regolate, minuziosamente calcolate, contabilizzate al centesimo e capillarmente normate dai regolamenti consiliari, dalle delibere giuntali distrettuali e dalle assise dell'Assemblea dei Sindaci in concerto e coordinazione di ambito per i Piani di Zona.Le numerosissime e perentorie disposizioni cogenti, diramate con impressionante assiduità sotto forma di decreti, circolari esplicative urgenti, note metodologiche applicative e direttive prescrittive dall'alto emanate dalle variegate ed estese articolazioni direzionali regionali assise nel vertice piramidale della Giunta Regionale laziale, impongono, come inconfutabile diktat amministrativo ed entità contabile insindacabile ai vari e talvolta assai asimmetrici e frammentati Comuni e alle dirigenze preposte alla complessa operatività apicale degli incardinati Uffici di Piano territoriale, il preciso, chiaro e assoluto mandato per l'esercizio unitario e obbligatorio delle importantissime e cruciali funzioni di governo in conformazione associata, centralizzata e condivisa, per quanto strettamente concerne l'articolato e delicato dossier della compartecipazione sociale all'assistenza per anziani non autosufficienti, minori a rischio ed adulti emarginati.
Questa imposizione legislativa mirata ed esplicita è finalizzata allo scopo ben delineato di cercare faticosamente di appianare, uniformare, ottimizzare, depotenziare in parte le endemiche asimmetrie operative inter-comunali del passato, nonché allo scopo precipuo, urgente e irrinunciabile di giungere finalmente, attraverso standard procedurali univoci su tutto il territorio laziale, a snellire radicalmente le pratiche farraginose, sburocratizzare i lunghissimi e complessi passaggi istruttori documentali e le indagini di approfondimento socio-reddituale che intasano quotidianamente l'attività d'ufficio inerente l'apertura delle cartelle di presa in carico.
Questo colossale sforzo organizzativo tenta altresì di armonizzare progressivamente e omogeneizzare finalmente in maniera certa, automatica, trasparente, lineare e rigorosa nel tempo per ciascuna annualità contabile di rendicontazione il calcolo, la riscossione, lo scaglionamento preventivo per reddito e la puntuale ripartizione del montante dei massicci ed essenziali flussi finanziari di denari pubblici e versamenti diretti che devono obbligatoriamente transitare con celerità dalle tesorerie comunali a quelle dei vari e molteplici gestori materiali dei laboratori diurni, dei reparti di lungodegenza e delle strutture fisiche regolarmente accreditate e funzionanti (che molto frequentemente assumono e operano in regime sussidiario sotto l'egida flessibile di solidi Enti di emanazione del Terzo Settore solidale e no profit cooperativo, sotto l'esclusivo ombrello giuridico di Enti Locali in gestione pubblica consorziale convenzionata in via diretta, o, in molti altri casi storici radicati nell'assistenza al povero fin da epoca preunitaria, assumono la qualifica giuridica di fondazioni storiche, derivazioni attuali del sistema delle IPAB o delle odierne e riorganizzate Aziende di Servizi alla Persona – ASP).Per tutto quel vastissimo comparto costituito dagli ospiti lungodegenti, per i pazienti temporanei e per i disabili e minori gravati da ISEE elevato, provvisti cioè di parametri solidi indicati dall'Indicatore della Situazione Economica Equivalente del proprio intero aggregato familiare, convivente o anagraficamente relazionato e unito e obbligato ai fini della valutazione dell'apporto al mantenimento del congiunto, qualora l'indicatore in questione risulti computato ampiamente al di sopra delle diverse, specifiche, complesse ed articolate e rigide soglie di demarcazione economica prefissate dalle norme per il totale o parziale e proporzionale esonero per motivi di grave stato di indigenza (soglie che sono previste, valutate annualmente e determinate politicamente e fissate talvolta in quota superiore ai 20.000 euro per l'elargizione di copiosi contributi speciali straordinari a sollievo dei pazienti più complessi,
ovvero calcolate minuziosamente a scaglioni millimetrici per singole fasce da mille euro in base alle norme statuarie approvate e deliberate tassativamente in ogni municipio in cui ricade la presunta e anagrafica formale residenza di appartenenza territoriale), in questi casi specifici l'Ufficio competente del macro Servizio Politiche Sociali Comunali locale (coadiuvato dagli Uffici UVM) in veste formale ha il preciso, vincolante e cogente onere amministrativo procedurale e il difficilissimo incarico di istruire, accertare e verificare la congruità procedimentale in prima istanza tramite capillari e approfondite indagini di procedimenti istruttori complessi e dispendiosi.
Tali lunghissime indagini sono in grado, talvolta dopo estenuanti vertenze per la non corrispondenza anagrafica fra ospite, parenti residenti nel territorio italiano o estero, esenzioni per gravità clinica subentrante o indennizzi pensionistici inps, di definire l'attribuzione ponderata e certa delle percentuali precise e degli esatti ammontari per il totale, proporzionale o quasi del calcolo relativo al saldo o del pagamento anticipato rateizzato per le insostenibili, pesanti ed onerose mensilità stabilite per la copertura delle alte spese derivanti dalla retta esatta e definita della degenza in regime semiresidenziale o in istituzionalizzazione prolungata e in RSA.La corretta, scrupolosa, etica e trasparente e assai laboriosa istruttoria della singola pratica amministrativa documentata di ammissione al pagamento esentato da parte dell'Assistente Sociale del caso specifico distrettuale, non soltanto per la parte che espleta il puro dovere clinico formale o il PAI multidimensionale del soggetto vulnerabile, la assoluta trasparenza procedurale contro ogni ricorso tributario in autotutela, il netto rigore contro le elusioni fraudolente dell'ISEE a danno dei fondi della comunità locale, unitamente ad una essenziale, auspicata ed estrema e rara ma indispensabile e virtuosissima puntualità millimetrica e tempistica svizzera nella chiusura favorevole di tali interminabili procedimenti complessi amministrativo-finanziari, risultano di converso snodi nodali, imprescindibili, vitali e letteralmente costitutivi.
E questo immane e farraginoso iter diviene cruciale non solo per la correttezza della burocrazia intrinseca al singolo municipio, bensì per riuscire effettivamente, in maniera tangibile e senza rinvii temporali intollerabili, a poter garantire un adeguato respiro economico e salvaguardare il pronto immettimento e la cassa e la liquidità circolante per l'intera sostenibilità economica precaria del vitale e diffusissimo sistema operativo costituito da cooperative sociali, consorzi ed altri attori del Terzo Settore convenzionato.
Tali operatori, infatti, se schiacciati dai pesanti ritardi insoluti di pagamento o di rimborso delle salate rette dei poveri assistiti per parte del pubblico a carico del distretto per inefficienza amministrativa o colpevoli ostruzionismi documentali da parte comunale, non potrebbero in alcun modo sostenere la mole ingente, peraltro legalmente richiesta ed esigibile in base alla sottoscrizione del patto e dei rigorosi obblighi stringenti sanciti nei regolamenti di valutazione per l'accreditamento, degli onerosissimi ed elevatissimi standard minimi salariali a causa del rispetto cogente e totale del CCNL maggiorato di categoria imposto a tutti gli attori che chiedono fondi regionali; ed, a caduta tragica sugli ospiti stessi e sulle povere madri sole abbandonate od in affanno in RSA, comprometterebbero irreversibilmente per mancanza di liquidità immediata di cassa l'acquisto per tutti i pasti in mensa, dei farmaci per degenza ed infine lo stesso saldo imposto degli stipendi degli addetti operanti ed OSS e di quelle precise condizioni lavorative contrattualizzate essenziali di qualità d'ambiente relazionale che, con grande e ammirevole fierezza concettuale formatasi su battaglie sindacali lunghe e faticose, erano state esplicitamente volute, sbandierate e faticosamente e caparbiamente normate, come un fondamentale indicatore civico obbligatorio e di etica giuslavoristica invalicabile del modello laziale avanzato e prescrittivo della già citata e analizzata e analitica disciplina DGR 130/2018.
9. Le Prospettive Emergenti, le Nuove Politiche Regionali e le Sfide Future nel Contesto Laziale per i Servizi
L'ideazione, la capillare e talvolta laboriosa e accidentata implementazione, nonché l'operosa messa a terra logistica delle linee programmatiche dettate con inesorabile lungimiranza e concretezza contabile dall'imponente ed organico documento normativo di recente e profonda e vasta emanazione, il ben noto e atteso Piano Sociale Regionale deliberato per il prossimo triennio essenziale per l'inquadramento delle dinamiche strategiche previste per l'arco politico-istituzionale, clinico e strategico degli anni 2025-2027 (in perfetta e coerente e progressiva comunione di intenti e in formale allineamento di continuità d'azione con i dettami operativi, le finalità istituzionali di tutela sociale e i grandi storici indirizzi e direttrici sociali che sono state tracciate, discusse e storicamente ed ininterrottamente elaborate a livello statale assai profondamente attraverso l'approvazione delle estese progettualità nazionali ed europee di PNRR destinate alla domiciliarizzazione protetta di lungo respiro che risultano inequivocabilmente, massicciamente, indissolubilmente connesse ed alimentate per miliardi di euro in capitoli di spesa correnti agli strati finanziari inesauribili provenienti dalle corpose elargizioni ed erogazioni dedicate all'implementazione dei massicci e complessi e assai delicati per la stabilità finanziaria statale dei Fondi ministeriali Nazionali dedicati esclusivamente e preminentemente al problema esplosivo della gestione del disavanzo dei bisogni e degli indicatori previsti per il contrasto all'esclusione della Non Autosufficienza senile diffusa, in aderenza al PNNA Nazionale).
Questi epocali, urgenti, ambiziosissimi, coraggiosi, sfidanti, massicci ma delicatissimi documenti pluriennali pongono frontalmente, senza sconti e in modo estremamente visibile i numerosissimi responsabili, i tecnici pianificatori degli Uffici territoriali di Piano ed i singoli e tenaci operatori del settore pubblico e privato del Terzo Settore operanti nelle RSA e nella complessa e spesso frammentata ramificazione territoriale in ambito di frontiera del Lazio e segnatamente dei Distretti vasti periferici di fronte a un set formidabile, arduo, faticoso e decisivo di sfide organizzative, di carenze logistico-strutturali, di innovazioni di digitalizzazione (SAD domotico), di riforme ed invecchiamento della rete e di problematiche formative per badanti di assoluta ed inedita e inimmaginabile notevole e drastica portata sistemica.Tra gli indirizzi e orientamenti tecnici, le macro coordinate, l'orizzonte di senso ed i percorsi di pianificazione strategica previsti nel disegno di policy futuri delineato ed auspicato che andranno in via prioritaria a plasmare e che investiranno direttamente ed in prima linea, impattando come un potente fronte logistico, sull'intero alveo costitutivo e del perimetro vastissimo di naturale competenza tecnico-diagnostica, di ascolto relazionale, di segretariato, di problem solving inter-istituzionale territoriale proprio dei funzionari degli uffici ed equipe distrettuali UVM specificamente per gli iscritti agli ordini in servizio degli Assistenti Sociali del Lazio si ravvisano per entità e per cogenza ed impatto massivo:La Domiciliarità come Categoriale Paradigma Etico Dominante della Cura: L'obiettivo e fine macroscopico, politico, civico, etico primario e non derogabile,
ed altresì supportato dalle iniezioni e dagli ingenti capitoli derivanti dai copiosi e massicci flussi straordinari garantiti dai PNRR europei per l'intero decennio venturo post-pandemico che ne assicureranno e blindano la reale ed effettiva copertura economica contabile per le amministrazioni, è l'estensione poderosa, radicale, diffusa, massiccia ed indifferibile dell'architettura portante dell'assistenza territoriale domiciliare di lungo corso ai disabili in casa ed agli anziani a casa (ADI-Assistenza Domiciliare Integrata in stretto e sistemico e biunivoco e vitale raccordo simbiotico strutturale non frammentato e non episodico o disarticolato, come sovente accaduto nel passato con il parallelo Servizio sociale professionale SAD - Servizio Assistenza Domiciliare del municipio in forma congiunta e senza scollamenti amministrativi).
Questa vitale assistenza dovrà essere indissolubilmente, tecnologicamente, sapientemente e massicciamente e sistematicamente unita e fortificata e puntellata al supporto per tutti gli addetti delle grandi innovazioni che stanno emergendo, quali lo strumento tecnologico domotico e robotico assistenziale ed antinfortunio casalingo diffuso ed agevolato da contributi, la rivoluzione epocale ed urgente per i monitoraggi clinici per l'aderenza terapeutica che sarà condotta a regime operativo reale ed effettivo dai collaudi della complessa rete della telemedicina digitale remota e la teleassistenza sociosanitaria salvavita e relazionale erogata dalla lontana postazione centralizzata ad alta specializzazione COT. Questi presidi uniti a sistema olistico formano, e dovranno a tendere operare concretamente in modo esclusivo e preponderante per lo specifico ed umanissimo vitale fine teleologico assoluto e manifesto di contrastare, dilazionare, arginare o perlomeno per rallentare ritardare e scongiurare possibilmente ed evitare in maniera massiva, definitiva e generalizzata quanto più tecnicamente e relazionalmente possibile ed eticamente umanamente possibile per il paziente in condizione vitale tollerabile e non in acuzie incontrollabile l'ingresso infausto e assai traumatico, doloroso e definitivo nei reparti post-acuti ed il costoso e irreversibile e mortificante per la psiche del malato confinato per sempre nell'anestetica condizione terminale nelle anonime grandi strutture residenziali ad alto tasso di istituzionalizzazione.
I gloriosi e flessibili e radicati da decenni Centri Diurni di prossimità per l'aggregazione solidale dei disabili complessi e anziani assumeranno in questa mutata ed avanguardistica cornice un sempre più flessibile e inedito e sfidante volto ed un paradigma e connotato di agili hub e "stazioni di prossimità flessibili", configurandosi ed agendo strutturalmente non solo e non più per accogliere ed internalizzare faticosamente al proprio interno e nei muri del proprio istituto i corpi logori e malati o svantaggiati prelevati ogni mattina dal loro domicilio e dal pulmino, in grado ed agendo invece anche di divenire centrali proattive e dinamiche di diffusione al di fuori dei perimetri operativi, pronti ed equipaggiati idoneamente e addestrati e deputati ad irradiare sistematicamente verso i quartieri isolati, disagiati e svantaggiati molteplici, mirati e vitali ed indispensabili flussi costanti e rapidi di interventi altamente professionali educativi verso le singole e sparpagliate le case, famiglie ed appartamenti urbani o frazioni montane dell'hinterland ed aree rurali ed impervie e circostanti.
Divenendo perciò l'erogatore materiale unico e territoriale locale del supporto domiciliare socioassistenziale educativo integrato in ogni singola frazione e vicolo.L'Equità Territoriale per le Comunità e la Mitigazione Radicale del Distacco dei Servizi: La Regione Lazio si sta attivamente ed alacremente concentrando sul durissimo ma imprescindibile e costituzionalmente urgente e sacro obiettivo civico, amministrativo di tentare di razionalizzare, raccordare, livellare in maniera profondamente equa, solidale e pariteticamente esigibile nei diversi distretti la diffusione reale dei tanti servizi sociali in rete di protezione essenziali ed assistenziali irrinunciabili previsti dal legislatore per tutto l'ammontare dei complessi, fondamentali LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni). Questa colossale, estenuante ed titanica ingegneria di omogeneizzazione procedimentale su vasta scala di tutte le asl regionali e i piccoli e miriadi di municipi per un fine perequativo della cittadinanza sta affrontando, analizzando, quantificando al fine di superare l'intento logistico di abbattere drasticamente e annientare e superare l'annoso divario di erogazione mitigando, appianando radicalmente e ponendo finalmente un limite invalicabile di sbarramento all'aggravamento macroscopico degli inaccettabili, atavici, umilianti e drammatici e profondissimi divari e carenze croniche d'organico, fondi ed attrezzature.
Si tenta dunque di far fronte concretamente per livellare quei disservizi enormi che storicamente e vergognosamente, e che drammaticamente oggi persistono immutati a caratterizzano in maniera drammaticamente vistosa, mortificante e fortemente asimmetrica tutte le differenze sostanziali per il singolo tra il vivere e ricevere cure ed assistenza ad ampio raggio di altissimo livello presso le prestigiose province e i municipi ricchi del centro focale direzionale, attrezzato, servito di ospedali d'elite, delle varie reti dei distretti e l'immensa dotazione di servizi d'eccellenza, ed accademica concentrata storicamente solo nell'area densamente abitata policentrica gravitazionale ed ospedaliera di Roma metropolitana, in contrapposizione brutale rispetto ai disastrosi vuoti cosmici dell'abbandono per chi risieda nei disagiati sobborghi isolati e mal collegati dove i fragili sprovvisti di trasporto vivono abbandonati o in quei distretti e quelle le province e aree interne remote ed appenniniche.
Ambiti dove i distanti PUA e i distretti ed ambulatori per la specialistica medica e i tassi di povertà ed isolamento di cura e i tassi elevati letali di istituzionalizzazione coercitiva a causa della mancanza abissale di fondi sociali pubblici ed assistenza pubblica subiscono logiche di marginalità periferica e dinamiche diametralmente dissimili ed estremamente frammentate.Il Sostegno Diretto, Strutturato e Formativo, Economico per il Caregiver Informale Faticoso: Tutte le recentissime, coraggiose ed avanzate e faticosamente varate legislazioni e riforme attuative organiche ed eticamente avanzatissime linee di indirizzo delle programmazioni statali ed in accoglimento laziale a livello delle politiche distrettuali per Piani, riconoscono inequivocabilmente ed accolgono definitivamente in via teorica, ed assai faticosamente e gradualmente in via sempre più pratica ed amministrativa ed erogativa in via fattuale e finalmente che, dinanzi all'avanzare mortale dell'allettamento, il paziente fragile allettato, grave o portatore di handicap o demente grave, non debba più essere limitativamente e restrittivamente concepito da solo nell'obsoleto approccio medico e scientifico riduzionistico come colui che è meramente l'esclusivo terminale passivo, asettico dell'indirizzo delle cure prettamente corporali medicamentose organiche somministrate.
Tutte le strutture riabilitative e residenziali congiuntamente ed alacremente i molteplici distaccamenti comunali dei Servizi Sociali territoriali del Lazio si stanno progressivamente ed empaticamente muovendo e formando il personale del pubblico ed appalti per un abbraccio terapeutico olistico totale verso un avanzatissimo e umanizzante approccio "family-centered", dove il lavoro dell'empowerment e l'intervento per il supporto psicologico preventivo antisommossa o antistress a livello profondo e massicciamente psicosociale a favore di chi non è il malato cronico è prioritario in toto. Unitamente alla parallela massiccia fornitura vitale di tutto quel supporto di segretariato amministrativo e materiale essenziale logistico e contabile esigibile nel concreto per i sollievi della badante a ferie e gli affidamenti al pronto soccorso, (come assistenza capillare ed iter gratuito e legale gratuito fornito ai vari membri diretti interessati per poter assumere la contabilità e burocrazia legale fiscale contrattualizzare le tutele di un amministratore delle finanze tutelari le badanti informi) erogato, profuso e garantito agli operatori, ai nipoti, figli, parenti e nonni divenuti assistenti familiari informali gratuiti e disperati diviene finalmente a tutti i dritti, per decreto legge attuato, un riconosciuto, quantificato e rivendicabile diritto del cittadino italiano del Lazio e qualificato di norma in un Livello Essenziale protetto della Repubblica da dover erogare.
E qui l'esperto del campo che entra in gioco in via unica e preminente è indiscutibilmente proprio l'Assistente Sociale il quale gioca da decenni in silenzio la sua partita strategica vitale, etica di altissimo impatto professionale, formativo sul territorio del Lazio, e diviene per prassi direttoriale proprio il ruolo dell'esperto professionista clinico, dell'ufficiale di raccordo decisivo sul territorio che viene di fatto ed a ragione indicato come l'anello di catena delegato e scelto per affiancare, comprendere formare o istruire dal principio ed in seguito poter regolarmente supervisionare e soccorrere indirettamente quando in fatica questo incommensurabile ed enorme, fondamentale per il bilancio italiano, vitale "esercito silente" di milioni di affaticati e generosi curanti domestici privati, le badanti straniere e di famiglie invisibili ed angosciate operanti su tutto il tessuto residenziale.
10. Conclusioni
Dalla disamina analitica approfonditissima, procedurale e meticolosa del massiccio corpo normativo e decretale e di delibere regionali per autorizzazioni al funzionamento esaminate ed estrapolate dalla copiosa normativa, nonché partendo dal profondo studio e del computo degli stringenti standard impiantistici logistici di igiene stabiliti negli anni duemila come la complessa dottrina normativa e i documenti attuativi in tema dell'edilizia organizzativi ed urbanistici essenziali d'apertura al pubblico (nelle stesure degli anni passati con DGR 1305/2004, 1304/2004,
e con U0008/2011 di gestione per l'intensità acuta ospedaliera) fino a giungere gradualmente alla complessa evoluzione valoriale, partecipativa del sistema fino ad analizzare per i settori del terziario no profit e del vasto privato convenzionato dei presidi e dell'associazionismo più evoluti e complessi ed attuali ed evolutivi criteri rigorosi dei potenti dispositivi finali per l'innalzamento dei contratti fissi di accreditamento e requisiti aggiuntivi qualitativi ed esperienziali richiesti imposti del livello superiore per aver fondi SSR dettati (con inoppugnabile forza legale prescrittiva con la nota DGR 130/2018), tutti questi modelli oggi correntemente e capillarmente in vigore e totalmente operativi sull'immenso territorio esteso ed eterogeneo ricadente nella perimetrazione amministrativa e giuridica vincolante rientrante nella competenza e nel quadro esecutivo dell'autorità di vigilanza del servizio della direzione dell'assessorato della Regione Lazio, emerge in modo palmare per gli analisti, evidente ed inconfutabile un quadro estremamente articolato di un complesso sistema pubblico privato interconnesso formidabile di risposta ai grandi fenomeni di disabilitazione e vulnerabilità e fragilità cronica per la filiera dell'intera residenzialità permanente totale per casi limite non domiciliari e parallelamente di tutto il settore alternativo riabilitativo logistico ed intermedio vitale ed ingegnerizzato ad arte della intera filiera e sistema di intervento d'appoggio logistico della rete formale in ambito della semiresidenzialità diurna che si dimostra alla lente d'indagine condotta in questo rapporto in modo lampante essere un apparato profondamente ramificato e sapientemente stratificato.Esso appare come un macrosistema sociale, medico, infermieristico teso a coniugare mirabilmente e drammaticamente lo sforzo titanico del welfare regionale ed il dovere etico-sociale formale della Repubblica per ottemperare nel garantire i doverosi e pesantissimi, costosissimi sul bilancio,
ma imprescindibili necessari vitali standard dei fondamentali presidi medici e tecnologici sanitari, farmacologici per le emergenze e salva-vita d'eccellenza, ed unendoli e miscelandoli in una visione e un programma olistico moderno con la garanzia ed il postulato ideologico del tutto irrinunciabile e normato in DGR regionale ed inattaccabile derivante dal dover assicurare materialmente la preservazione dei sommi diritti inviolabili della persona debole e senza parola, garantendo i bisogni primari ed il benessere relazionale, le condizioni umane, le aperture fiduciarie e democratiche dei bisogni di cittadinanza dell'utenza colpita dall'estremamente invalicabile barriera della cronicità psichica, del decadimento senile della memoria neurologica, o fisica e dell'impossibilità dell'handicap motorio e disabile gravissimo o della demenza non arginabile fragile.
Il netto scarto e misurato differenziale macroscopico degli ampi minutaggi normati (con i 300 minuti d'intervento medico del gravissimo malato clinico in RSA acuta) tra i vari settori e distinti ed isolati e inquadrati e differenti e specifici di calcolo analizzati e i formali rigidi e severi livelli prestazionali intensivissimi che misurano ed obbligano al servizio salvavita nei modelli infermieristici delle terapie monitorate e presidiate notte e giorno massicce intensive, neurologiche estensive con infermieri ogni giorno dell'anno ed ausiliari riabilitativi previsti e sovvenzionati (per i casi di livello R1 e per i livelli R2 intensivi) e di converso, all'altro capo e ramo dello stesso paradigma ed ecosistema e polo dell'asse di cura erogativa d'integrazione per cronicità prolungate, il polo opposto della gestione di pazienti rari di mantenimento orientati in via prevalente al mero sostegno al declino vitale o di sollievo familiare (modulo base dell'impostazione anziano in RSA Livello R3 base) rivela senza fallo agli studiosi ed all'opinione pubblica locale un'infrastruttura territoriale del sistema sociosanitario laziale potenzialmente assai robusta e straordinariamente capace se interpellata dagli addetti e in teoria e da norma regionale capace di adattarsi elasticamente ed in modo flessibile all'evolversi tortuoso e incalzante e fatale della vulnerabilità clinica.
Tale strutturazione modulare e graduata in fasce ha permesso faticosamente ma lucidamente al territorio laziale un bilanciamento utile ad evitare, idealmente nei suoi fondamenti etici prescritti dai LEA regionali, gli orrori ed esiti drammatici degli eccessi inutili ed iatrogeni ed assai letali d'anestetizzazione psichica per un abuso improprio del modello d'antica triste memoria degli istituti e ricoveri asilari dell'isolamento dei cronicari causati e provocati da ingiustificati ed aberranti ed inutili, non richiesti accanimenti e da abusi della pura eccessiva logica fredda e asettica della super medicalizzazione ospedaliera del sintomo organico di fronte a quadri di fine vita stabilizzati, per procedere ad erogare e sostenere l'azione dove si imponga razionalmente invece, e sia caldeggiato un un fine ultimo l'intervento umano per il parziale recupero, il dolce accompagnamento, il ripristino per rieducazione mirata di un piccolo brandello di vitale ed insostituibile fiammella della dignità o del frammento di una parziale, ma sacrosanta residuale per le menomazioni e il contrasto relazionale del limitato,
ma esigibile e sperato per un barlume di gioia dell'autonomia personale delle prassi della routine domestica, per preservare ed allentare e la faticosa opera logistica che opera contro gli avanzamenti irreversibili ed invincibili che contrastano la disperata e faticosa lotta estenuante, operosa e terapeutica mirata e costante del sistema organizzato e supportata dai familiari e della mitigazione e del rallentamento contro il decorso neurobiologico del devastante impatto del mortale oblio fatale inesorabile del gravissimo e sfidante declino cognitivo che flagella il cervello (nei ben rodati in Lazio degli ampi Centri Diurni per Alzheimer, o nei faticosi, operosi, solidali e fruttiferi percorsi pedagogici proposti dai famosi piccoli laboratori territoriali con 10 unità con OSS educativi ed occupazionali operanti al fine formativo e terapeutico per disabili fisici).Emerge altresì lampante per ogni analista e revisore del sistema di programmazione distrettuale analizzato, in chiara trasparenza con estrema precisione e perentoria conferma che, proprio agendo saldamente ed operando ininterrottamente dall'interno dei delicatissimi, tortuosi, logoranti o conflittuali incastri professionali tipici operanti all'interno in questa estesa e complessa per i fondamenti relazionali e amministrativi, immensa e costosa enorme e disomogenea rete per estesa e formidabile ecologia curativa complessa esaminata del territorio della regione, la figura preminente,
per qualifica e status e statuto etico e accademico dell'esperto operatore in forza al Servizio Sociale Professionale in regime di albo di ruolo dell'ente d'assistenza statale e locale o dell'ente accreditato della Regione e del Terzo settore e di cooperazione e la figura preminente dell'Assistente Sociale (in veste singola per la professione e specialmente il coordinatore CSS), analizzata in ogni singolo frammento documentale nei ruoli dei regolamenti dei LEPS di zona a favore degli assistiti per tutele ed advocacy e PUA dei distretti in questo report d'osservazione, non rappresenta mai, in alcuna frangia od ambito organizzativo in analisi, né in qualsivoglia snodo normativo della sua evoluzione né di recente o nel passato una componente asettica precaria o ancillare o marginale d'appoggio sussidiario per la contabilità o un asettico mero erogatore fiduciario di stampigli per sussidi residuali economici ad erogazione, né di passivo burocrate compilatore, né di figura secondaria d'ufficio adempiente o di mero collante compassionevole al fianco dei medici, per affiancamento al primario ospedaliero delle commissioni.
Ma l'intero e solidissimo castello delle normative, dei LEPS, delle accreditazioni e del sistema sociale per la tenuta del sistema sociale ed assistenziale e sanitario incarna formalmente per deleghe prescrittive, assume e delega proprio all'Assistente Sociale con l'intero onere burocratico e decisionale strategico di fare il leader relazionale, facendone a tutti gli effetti la pietra miliare dell'iter ed il solido ed irrinunciabile vero ed unico ed insostituibile solido fiduciario e garante reale ed attuatore primario e costruttore d'ambiente e coordinatore perenne per gli organi e direzioni aziendali ed istituzionali agendo da inamovibile ed imprescindibile effettivo, riconosciuto da tutti i piani di zona come il perno organizzativo insostituibile procedurale, documentale e progettuale formativo e di raccordo ed empatico baluardo relazionale ed umano sui territori sulle cui spalle grava in massima e sproporzionata ma vitale misura tutto l'immane peso per l'ascolto su cui poggia e l'intero onere strategico d'appoggio per decodifica dei fondi e su cui, in via del tutto pacifica si erge e materialmente ed a livello distrettuale di zona il fragile ecosistema, e su cui compie e materialmente fa fulcro procedurale normativo per poter sbloccare i pagamenti, avviare o frenare ricoveri futili l'effettiva ingegnerizzazione clinica dell'obbligatoria ed immane vera grande e complessa fittissima macroscopica ragnatela e la tanto ed attesa fondamentale ed essenziale attuata integrazione strategica vitale sociosanitaria del patto sociale cittadino.
E che l'esperto del sociale si tratti dell'incarico gravoso, pesante della carica manageriale nel dirigere, dover gestire o dover presiedere, governare l'ardua direzione nell'assumere il comando e per coordinare supervisionare, valutare, assumere a pieno titolo e per incarico come unico in forza delle norme Direttore Responsabile di comunità per le gravi menomazioni per disabilità, minori e RSA o coordinare interamente e per decenni il complesso ed ostico andamento clinico e finanziario e lavorativo olistico dell'intera filiera d'ufficio delle pratiche e dei conflitti familiari ed asprezze di reparto di una intera grandissima enorme o media o periferica ed interna ed isolata o metropolitana complessa struttura laziale d'accoglienza notturna, diurna o di cura accreditata per conto regionale a Roma e provincie laziali, assumendo in se in prima persona tutti gli immensi poteri, oneri civili ed etici, sindacali direzionali dell'assoluta e garantendo al fine di ottemperare alla DGR per l'accreditamento, il dovere vitale della necessaria per l'incolumità stabilità in percentuale degli occupati ed una irrinunciabile serena saldezza per la turnazione, ferie dei reparti per poter instaurare, difendere, pacificare l'ottima contrattuale per i turnisti ed assicurare per la sopravvivenza ed idoneità dell'ambiente e dei reparti o nuclei di demenza Alzheimer e la sussistenza quotidiana ed indispensabile a tutela e riparo del burnout lavorativo di un solido e proficuo disteso e proficuo per gli operatori ed i volontari il clima lavorativo sereno ed affiatato ed interdisciplinare di proficuo per il recupero fiduciario lavoro e di ascolto solidale all'interno d'équipe sanitaria plurale e collaborativo nel nucleo di riferimento,
e che si trovi e lavori ed operi nell'intima, isolata, lontana o asettica stanza dell'ufficio per i casi clinici e referti medici all'interno dei distretti territoriali intercettando i bisogni primari e strazianti drammatici per nuclei della comunità delle fasce deboli mediante i complicatissimi, tesi o difficili questionari algoritmici per erogazione e preposti e previsti al modulo ed indicizzazione dell'indagine per la Valutazione per punteggi per priorità Multidimensionale (UVM), in cui il funzionario diviene colui e valuta e in via formale e giudica in via prettamente assoluta le criticità formali del malato ed assume in sé e di per sé tutta l'irrinunciabile responsabilità e competenza formale per estrapolare ed accertare i requisiti reddituali e la priorità in termini d'accesso delle lunghissime liste o disperati.In ogni frangente analizzato, in tutto l'iter di vita del paziente o utente con fragilità l'Assistente Sociale non manca,
ed assume, interpreta e si fa materialmente carico vitale, si fa per delega istituzionale un attentissimo per la comunità l'arguto e sensibile per la società l'insostituibile ermeneuta profondo ed il vero e insostituibile esperto interprete e l'esclusivo per la sanità regionale, l'alto decodificatore olistico che decifra ed elabora i complessi indizi e le trame per ricavare la valutazione scientificamente documentabile diagnostica in ambito d'accesso dell'espressione tangibile del disperato per il disagio profondo in seno alla vulnerabilità dei fattori patogeni e dell'analfabetismo emotivo ed architetto ingegnere primario dell'inquadramento ed ingegnere assoluto relazionale e redattore stesore contrattuale dei formali per l'amministrazione vincolanti Piani di Assistenza per l'azione integrati di presa ed affido Personalizzati (PAI).La centralità operativa fattuale, strategica d'ufficio e per interazioni della sua complessa rete e dell'azione di coordinamento formidabile per macro sistemi e delle decisioni distrettuali si sostanzia poi, in maniera assolutamente lapalissiana, macroscopica, drammatica, pragmatica e risolutiva e paradigmatica proprio in quello che diviene e che è stato da questo documento sviscerato come l'elemento logistico essenziale nello snodo massimamente critico mortale ed economicamente asfissiante e dirimente costituito dalla vitale Continuità dell'Assistenziale dal passaggio obbligato ospedaliero per le disastrate o in affanno famiglie ed anziani soli dimessi e delle estenuanti procedure delle famose ed urgenti "Dimissioni Protette" ed accelerate e finanziate d'ufficio dai distretti per alleggerire i reparti d'acuzie e la chirurgia,
dove in quello spartiacque clinico e la tempestività unita per competenza logistica a causa degli intoppi per l'ospedale della sua strabiliante l'inimmaginabile, abile, decisa e rodata o pragmatica la strabiliante, decisa e ferrea tempestività o della immensa e collaudata sua vasta d'ufficio conoscenza normativa e personale per capacità relazionale vitale strategica l'abile immensa rete per poter formare la dimissione procedendo a saper allertare, istruire, decodificare il bisogno per organizzare per urgenza estrema la convocazione della centrale nel mobilitare fattivamente per erogazioni le risorse dormienti d'assistenze periferiche del frammentato arcipelago dei contributi sparsi a macchia nei vari comparti dei capitoli di bilancio del welfare distrettuale e locale del povero del comune associato o disastrato per liquidità in periferia laziale o delle reti d'aiuti della tenacia faticosa ed incostante e non precaria non addestrata talvolta asimmetrica rete asfittica di legami o degli zii ed affini d'ausilio per badare dei familiari non presenti ed incapaci o poveri ed allertare per sostegno gratuito associazioni di base ed in supporto l'opera vitale e dell'universo caritatevole di tutto il mondo sommerso ma colossale per impatto del mondo volontariato che ruota intorno all'ammalato, ebbene la capacità in questa fase si traduce alla luce d'indagine ed atti finali di studio ed economie e rendiconti si traduce in termini macroscopici, d'efficienza macroeconomica con abbattimenti di liste o per il saldo contabile ospedaliero per la regione o asl per costi, logistica si traduce invariabilmente sempre in indubbi ed ingenti o colossali salvataggi diretti in immensi ricavi logistici o benefici per gli ospedali,
ed esiti straordinari risolutivi tangibili per ricoveri o macroscopici salvifici inestimabili rientri d'affetto formidabili e commoventi benefici tangibili immateriali in primis sul versante dell'inviolabilità umana e della conservazione faticosa del morale intimo, la cura dei traumi da ospedalizzazione sia garantendo salvataggio dalla depressione e disperazione mortale per difendere la conservazione e il ripristino ad un livello decente ed umano e curare la mortificante disperazione solitaria per difendere l'alto senso della suprema assoluta inviolabile libertà civica e morale personale o della inestimabile intangibile personale intatta dignità costituzionale ed autonomia psicofisica della parte residua del povero sfortunato allettato o fragile del traumatizzato paziente malato terminale debole anziano demente ed infelice degente o minore orfano (totalmente preservato grazie ad essa dalla catastrofica caduta d'ansia per lo spaesamento del post ospedale dallo shock mortale patologico regressivo cognitivo scatenato dal precoce abbandono del frettoloso per via d'acuzie chirurgica, del tragico drammatico per via logistica di assenza scale, per l'incombente dramma del paventato sbrigativo esiziale precipitoso sbarazzo incondizionato forzato dimesso e dello straziante abbandono, del catastrofico non supportato per nulla rientro drammatico incontrollato asettico improvviso ed improtetto, precario verso un solitario al triste buio abbandono sprovvisto di ascensore, barriere od isolamento igienico d'incuria mortale per la casa ed al pericolosissimo proprio disastroso domicilio ostile ed inaccessibile o malsano),
nonché in maniera del tutto sovrapponibile produce esiti positivi sia agendo parimenti ed indiscutibilmente per salvare i delicatissimi complessi meccanismi e delicatissimi e pericolosissimi per lo spreco asfissiante equilibri macroeconomici ed il saldo di liquidità delle tesorerie ed assessorati regionali per l'auspicata alta resa organizzativa e per massimizzare la doverosa rigorosissima razionale massimizzazione degli asset logistici, chirurgici d'esami diagnostici posti letto di intensiva o rianimazione dell'irrinunciabile efficienza dei nosocomi contabile ed utilitaristica efficienza puramente aziendale d'economica dei complessi meccanismi macro del vitale e gravato pesantemente da tagli di debito, della spesa e pareggio di bilancio costoso massiccio apparato gigantesco che regge Servizio statale, territoriale ospedaliero e Sanitario per eccellenza universale della solidarietà della Regionale del territorio (la cui azione distrettuale procede portando matematicamente per statistica ospedaliera verso la risoluzione dei casi ed un massiccio abbattimento logistico del tempo prolungato d'inutile degenza acuta ad alto costo, con abbattimento d'infezioni nosocomiali derivanti al cronico dei costosissimi inutili stalli di lungodegenza dei mortificanti dolorosissimi e dannosi immotivati ricoveri e posticipati o inopportuni stazionamenti inappropriati,
impropri estesi o all'assoluta e definitiva sconfitta annientando a fine corsa il fenomeno mortificante insensato asfissiante del temibile letale temutissimo ritardo "boarding" e sbloccando con letti liberi d'ossigeno chirurgico d'alta specializzazione i disperati codici d'ingresso urgenti paralizzati per attesa estenuante per saturazione di posti letto nelle barelle del Pronto soccorso).In ultimissima e profonda formidabile disamina ed istanza di giudizio sull'operato istituzionale statuito, questo complesso il vastissimo articolato rigido esigente sfidante modello di eccellenze e prescrizioni cogenti etico amministrative per il sistema tracciato in profondità per anni dalla governance ed Uffici preposti ed assise dal Lazio – il quale come più volte per indagine e rilievo statutario esaminato, vincola fermamente o subordina e subordina e perentoriamente e rigidamente lega d'ufficio l'ambito della certificazione esplicita l'agognato il fruttuoso premio e l'ambitissimo sigillo per garanzia e premio d'eccellenza che rilascia l'iscrizione, al registro e la dazione ed approvazione dei fondi dell'intero corpus massiccio contrattuale per l'ambito di tutto l'accreditamento definitivo SSR e di bilancio vincolando ciò non in maniera fittizia bensì al formale controllo rigido effettivo, del saldo esecutivo superamento,
all'oggettivo assoluto concreto al puntuale assolvimento ispettivamente documentato ed inalienabile di aver colmato e superato il vincolante soddisfacimento assoluto o rigoroso documentato dei vincoli e di elevatissimi e severi per l'etica umanistica parametri di rispetto relazionale e criteri qualitativi per il giudizio clinico pedagogico di monitoraggio partecipativo o verifica del gradimento d'istituto resi e svolti da enti indiretti ed esterni a tutela sui questionari diretti da parte degli utenti disabili anonimi dei formati sondaggi diretti da buste esclusive e tutelate ed audizioni secretate e protette dalle dirigenze interne di struttura e controlli a vista ispettiva a sorpresa sulle asserite, verificate lamentele di abusi negligenze istanze disperate represse o proposte degli ospiti ed indagini sulle speranze del recupero e lamentele dirette palesi segrete anonimizzate veritiere in busta chiusa indagate da colloqui senza i titolari di struttura ma da figure di mandato sulle istanze inespresse represse dei piccoli deboli in comunità dei bambini minori, sui maltrattati adulti donne picchiate o deboli o anziani soli, confusi depressi indifesi abbandonati o sulle lamentele taciute degli emarginati invalidi ed infelici isolati disabili mentali od inabili sordi ed indifesi segregati in sedia – ed a causa di questo iter ed indagine consegna formalmente senza appello direttamente nelle mani del professionista dell'ordine all'indirizzo istituzionale, statuario dell'imparziale del giurato professionista abilitato all'albo ed esterno della ASL quale proprio è la figura professionale di riferimento distrettuale statale e dell'incaricato prescelto dall'ufficio ovvero dell'Assistente Sociale territoriale l'altissima, irrevocabile impagabile e solenne e disperata ultima la vitale suprema pesantissima l'alta delegata responsabilità etica sociale, giudiziaria di indagine ispettiva fiduciaria del paziente,
ed il nobilissimo compito solenne civile umanitario morale profondo incrollabile dirimente e deontologico puro e sacro compito etico irrevocabile primario in prima persona di ergersi ad unico insormontabile di farsi baluardo, voce,
e farsi paladino della minoranza e disperati garante di diritto insindacabile e fiduciario e giudice decodificatore clinico difensore di parte del malato, garante supremo di qualità distrettuale giudice terzo e difensore civico per le disperazioni o del sopruso d'omissione d'abbandono da incuria dei dimenticati non accuditi, fungendo in nome della dignità e diritti costituzionali dei reietti o dementi terzi deboli dalla malattia e solitudine dimenticati d'assoluto garante, di istituzione terzo indipendente a presidio e sponda.Egli per mandato esplicito del decreto giuntale o del dettato di delega delle deliberazioni e mandato olistico morale ed esplicito dovere deontologico insostituibile diviene così all'istante all'interno del reparto e fuori tra la cittadinanza il controllore e in assoluto e l'ispettrice sul campo di trincea l'assoluta e instancabile irremovibile l'insostituibile e dirimente la fiera rigorosa attenta invincibile silenziosa rassicurante e insostituibile e l'alta vitale imprescindibile, severa fedele garante sentinella estrema d'istituzione statale, la luce di garanzia istituzionale della comunità solidale di cittadini e della pubblica preposta istituzione asseverante nominata ad esplorare in solitudine le trincee alacremente indagata a vagliare, sanzionare a difendere relazionare ispezionare per arginare il crollo dell'umanità ed a vigilare l'operato a presidiare fieramente assiduamente affinché le barriere dei letti ospedalieri le catene morbide affinché lo stato cronico di bisogno asettico ed alienante dell'impatto distruttivo d'abbandono cognitivo della dura, ostica fredda, spersonalizzante,
umiliante lunghissima per i giorni identici l'atroce mortifera d'abbandono istituzionalizzazione prolungata nelle mura dei grossi asili per inabili la forzata non voluta ma necessitata e rassegnata degenza o la reclusione obbligata residenziale non travalichi e sfoci sfuggendo al monitoraggio pubblico affinché la cura la terapia ospitata in queste mure non svilisca decadendo e precipitando mai ed in nessun luogo isolato si modifichi si trasformi si deprivi del senso umano e traligni fatalmente degradando e finendo ad esser si trasformi o si perda tramutandosi nell'oblio asettico infermieristico ed escludente o si corrompa come asilo ed esclusione si trasformi precipitando dal dolore al puro in dolorosissimo inferno silenzioso in mortificante emarginazione sociale buia ed alienante del degrado d'anima di deprivazione sensoriale dell'isolamento crudele disumano per i degenti asettico in cui viene meno la parte dell'animale sociale o in solitudine mortificante alienante in isolamento asettico coercitivo segregante o manicomiale letale,
ma di contro e con l'ausilio di quest'operato indefesso si erga in dignità e per eccellenza clinica riabilitativa d'animazione si consolidi per standard operativi per i laboratori Alzheimer o per disabili mentali o minori violati dei diurni o per donne traumatizzate e per gli anziani R3 dei reparti d'acuzie attenuata delle residenze sanitarie laziali si riaffermi fiera, limpida, indiscutibile la luce di speranza, e si conforti e solidifichi per merito degli sforzi professionali o per monitoraggio ispezionato costante del nucleo dell'Assistente e si conformi in aderenza al patto terapeutico dell'UVM e si affermi inconfutabile indenne trionfante rassicurante inattaccabile si confermi giorno dopo giorno tra lo staff e le famiglie in pieno e rassicurante spirito di solidarietà e cura sollevante si rassicuri per legge ed operatività costante come in via definitiva, insindacabile, indubitabile in pieno orgoglio di missione e d'obbiettivo costituzionalmente centrato, come in primis un rassicurante ed attesissimo riparo essenziale di conforto materiale igienico ed assieme uno slancio ed accoglimento solidale relazionale come un inattaccabile fermo imprescindibile un saldo e solido salvifico d'empatia professionale calore per un inestimabile curativo momento d'eccellenza in trincea terapeutico e tutelante di medicina e supporto emotivo al buio e di inestinguibile spinta vitale rieducativo compensatorio e solidale fiduciario tutelare, che nel patto di cura per disabili e terminali si conformi fermo per la Repubblica, d'abbraccio rassicurante,
e formidabile protettivo al degrado ed altamente fiduciario sprono, per rinascita e spinta fiduciario protettivo di reinserimento clinico formidabile formale altamente professionale di cura altamente specialistica ed empaticamente solidale, profondamente incisivo per lenire le esistenze provate e per arginare o compensare la cronicità, altamente rassicurante e profondamente ed eversivo emancipativo o abilitativo per il fine recupero per sollievo delle limitazioni inalienabili inalienabile, e che sia costantemente vissuto integrato permeato fuso per le vie dei quartieri limitrofi con i nessi dei teatri per laboratori di psicomotricità percorsi Alzheimer parchi ed accademie calato a fondo sempre profondamente osmotico radicato visibile o permeato e coerentemente e vitalmente, socialmente all'interno delle maglie pulsanti fitte della rete del sistema del tessuto solidale municipale all'interno d'un tessuto distrettuale del terzo settore d'una società dell'associazionismo dell'amicizia civile e dei volontari vicari d'ospedale e dei servizi informali, operando al centro in modo vivo pulsante all'interno del saldo ed incrollabile di una fiera orgogliosa forte e compatta viva rete ed una inestinguibile, amorevole e instancabile formidabile vibrante rete di vicinato, una invincibile forte fiera civile solida integrata fiera o una accogliente, solida, inclusiva di una unita forte protettiva per la cittadinanza ed insostituibile per i deboli formidabile inossidabile comunità aperta di prossimità per i deboli che in silenzio faticosamente incessantemente ed ostinatamente ed orgogliosamente cura, ama e protegge per la fine dei giorni non lascia da solo cura per tutelare i suoi membri.